Terremoto — toccato un punto della via d’approccio, più oltre il quale non avrebbe potuto spingersi senza mostrarsi — s’arrestò su’ due piedi e sovrastette alcuni momenti, digrumando il partito, cui meglio gli convenisse abbracciare, per introdursi, senza troppi ostacoli, nella rôcca.

Paura di perderci la vita non lo premeva — come il dicemmo — minimamente; ma sibbene quella di essere sopraffatto, respinto ed impedito così nello scopo, cui intendeva.

Per questo si crogiuolava il cervello.

Di primo acchito — obbedendo a’ congeniti istinti della sua forza brutale — gli avrebbe sorriso il proposito di gittarsi inanzi a chius’occhi e di passar oltre, rovesciando violentemente quanti ostacoli gli si parassero intorno: ed a simile partito lo eccitava non meno il suo personale rancore, il suo odio. — Ma la prudenza nel ratteneva. — Que’ tre non avevano che a ributtarlo un istante e a profittare d’un suo transitorio sbalordimento per rialzare il ponte levatoio, acciocchè l’accesso al castello gli fosse interdetto e forse per sempre.

Come succede a’ cervelli grossi, incapaci di nessuna spontanea iniziativa, che non giungono mai a concepire un progetto ove non sia suggerito loro, quasi per caso, da una consecuzione d’idee; quella del pericolo cui altrimenti sarebbesi esposto, gli fece nascere l’altra di tentare egli stesso a danno de’ suoi imminenti avversari quanto supponeva e’ dovessero tentare contro di lui.

Tutto stava nel poterli trar fuori della soglia, su cui si tenevano, ed oltre la impalcatura del ponte. A riuscirvi, conveniva ricorrere all’astuzia, ginnastica delle facoltà mentali spesso assai più efficace e possente di quella del corpo.

Aspettarsi artefiziose e ben congegnate gherminelle dal figlio di Luca Rinolfo, ed altrettanto il domandar melagrani ad un salice: e’ non poteva imaginarne e compirne che di grossolane e contadinesche.

Avventurosamente per lui che nemmanco i merli cui stava per tendere il paretaio, erano di perspicacia tanto della sua più sottile e che poteva applicar loro il converso dello adagio francese à trompeur, trompeur et demi.

Terremoto, pertanto, si accomodò pian piano l’archibugio ad armacollo; si calò bene in su gli occhi la visiera dell’elmo; quindi — datosi improvisamente lo scatto — balzò su le tavole del ponte, stendendo inanzi le braccia e gridando con accento tra il querulo e lo sgomentito:

— Gesummaria, che orrore!.... guardate... oh, ma guardate laggiù, subito svoltata la via!....