E, giunto presso le sentinelle, voltò loro confidenzialmente la schiena segnando col dito steso il punto d’ond’era venuto e continuando a gridare:

— Oh, ma guardate.... guardate!....

Alla subitanea sua apparizione, l’uno de’ tre nicelleschi aveva posto in resta la sua partigiana e l’altro portato il pugno in su l’elsa; mentre il terzo — ridesto di trabalzo — stropicciavasi gli occhi e si ridrizzava barellante su le gambe aggranchite. — Ma tutti tre — al veder lui in sembianza così amichevole e fidente, con l’armi tutt’altro che preparate ad offesa e, nella voce e nel gesto, più di preghiera che di minaccia — si lasciarono prendere all’amo e — vinti dalla curiosità, che suscitavano le sue grida e le sue indicazioni — smisero l’atteggio minatorio e mutarono un passo inanzi, domandandogli confusamente.

— Che diamine c’è?.... cos’è, dunque, accaduto?...

È fatto comprovato da frequenti sperienze che, in un duello tra uno spadaccino ed uno affatto ignaro di scherma, chi le tocca è quasi sempre il primo. — Forse per la istessa ragione, il tardo ingegno, la nissuna sagacia del buon Terremoto assai più gli giovarono che non gli nocquero a trarre i suoi nemici in inganno.

Inetto ad improvisare, lì per lì, qualche acconcia fiaba da rispondere alle loro domande — la quale poi, o perchè troppo marchiana, o perchè destituita di ogni fondamento, avrebbe potuto farli insospettire e metterli in su l’aviso — egli si limitò a gesticolare, ripetendo:

— Ma guardate.... guardate che orrore!....

Tra una filatessa di oh, di ih e di ah, da non rifinirne.

L’arte casuale attinse lo scopo.

I tre — l’un dietro l’altro — valicarono il ponte e si slanciarono di corsa su per la strada di approccio.