Si drizzò in piedi, s’appoggiò delle larghe palme al davanzale della finestruola, e, col fare più naturale di questo mondo:
— Ehi, voialtri!... — gridò loro, con la sua rauca voce taurina.
I due guardiani si volsero trasalendo, e:
— Chi è là? — sclamarono, nello affisare estatici, ed anche un po’ atterriti, il colosso che otturava col suo immenso torace quasi tutto il vano della piccola finestra.
In pari tempo, taluni de’ feriti mutarono fianco su loro giacigli e rivolsero eglino pure la faccia verso di lui.
Del novero fu il nostro Neruccio.
Al primo scorgerlo, Terremoto constatò come rispondesse esattamente a’ connotati, che Bianca gli aveva fornito, e prese maggiore animo; tanto più che, nel contempo, si avvide del come i due guardiani lo considerassero ad occhi sgranati e in atto di sempre crescente paura.
I due guardiani credevano di riconoscerlo.
— Sono io! — rispos’egli al loro appello — sono un uomo che non ha nissuno intendimento di arrecarvi male; patto siate secolui compiacenti e rispondiate esatto ad una sua domanda.
— Quale? — balbettò uno dei due.