— Ripóniti appanciolato a due passi da me, fingi dormire, e non temere di nulla!... nessuno ti baderà!.... una tua risposta mi basta.... io t’ho a richiedere di cosa, che non ti costerà nè fatica, nè scomodo, nè timori, nè rischi.... mi giuri tu di compierla nel modo che t’indicherò io?

— Sì, padrone.

— Per la salvezza dell’anima tua?

— Per la salvezza dell’anima mia.

— Bene! dammi retta! ormai non ti domando altro!

Stefanaccio s’avvoltolò due volte per lo lungo su di sè stesso tanto da scostarsi un cotal poco dal vecchio Camia e s’acconciò in sorta da parere addormentato.

— Io non mi fo’ illusioni — cominciò questi allora, tenendo la bocca rivolta verso di lui e soffiando, per così dire, le parole sul suolo — tra poco, dacchè il Nicelli da Monte Ochino sia di ritorno, io avrò cessato di vivere.... ho i miei settanta ben conti e di tribolazioni a questo mondo ne ho già patito più che nol comportasse misura.... la morte, dunque, può canzonarmi di poco!.... ma ho un segreto, figlioccio, un segreto del più alto momento, il quale mi pesa abbia a scendere sotterra con me!.... però badami bene!.... a pena non ci sia proprio più scampo.... e non ce ne può essere! e che tu mi vegga e mi sappia finito; renditi difilato presso di Arcangelo Rinolfo.... tu lo conosci; Terremoto, il figlio del nostro antico castaldo.... lo rinverrai alla Chiappa, in casa del suo vecchio padre.... trovatolo, piglialo a quattr’occhi, ma così bene in disparte, che nissuno, manco l’aria, possa rubarti una sillaba, e ripetigli quanto adesso avrai udito da me.... sai dov’è che si sta costruendo la Torre Farnese?

— Lo so, padrone — mormorò Stefanaccio — lo so!

— Finora — continuò Giovanni il Grosso — non ne sono che gittate le fondamenta; ma a destra e sinistra vi si trovano già praticate due brevi ed anguste scalucce, le quali menano sotto i vôlti di sostruzione, che hanno a servire di casematte.... ebbene: che Terremoto lasci venire la notte, poi vi si rechi guardingo e scenda per quella a destra, verso mezzodì.... giunto al piè della scala, si ponga ritto con le calcagna proprio rasente l’alzata dell’ultimo gradino e dia cinque passi misurati in avanti in linea dritta al suo naso.... al fine di questi, si pieghi e troverà vicino allo zoccolo della muraglia una pietra riquadra del pavimento più larga delle altre e con un piccolo foro nel mezzo... vi conficchi un ferro auncinato.... gli basterà un grosso chiodo alquanto ricurvo in punta.... e tiri a sè con tutta forza chè la pietra non mancherà di venire.... bada bene a non dimenticare la minima indicazione!.... ripeti!

— La torre Farnese...