— La scaletta a destra...

— Noverare dal suo pie’ cinque passi....

— In linea diritta...

— Chinarsi presso il muro e trovare una pietra dello impiantito più larga dell’altre...

— E con un bucherello nel mezzo...

— Piantarvi dentro un rampino e tirare a sè.

— Bene!... e allora, prenda su ciò che vi troverà sotto: è un cofanetto di legno di rosa con capocchiette di argento.... lo porti seco gelosamente e, subito subito, senza darsi un attimo di riposo, lo vada a consegnare a donna Costanza di Santafiora, contessa di Castell’Arquato, e le dica solo: questo, eccellenza, è il cofano di cui voi tenete la chiave.... hai inteso?

Ma Stefanaccio non gli dètte risposta. Un nugolo di polve ed un confuso bisbigliare lo aveva in quel punto avvertito del retrocedere dei Nicelli e — per scansare ogni rischio — s’era stimato in dovere di sbiettare quatto quatto dal suo posto per ritornarsi a sdraiare sul margine del Barbarone.

Giovanni Camia mise un profondo sospiro.

A un grido di allerta dell’uomo in vedetta verso mezzogiorno, i dormienti si scossero e balzarono in piedi in subbuglio, stirandosi e sbadigliando mentre riafferravano le armi.