Tuttavia non mutò avviso.

Tacque.

— Ebbene! — soggiunse fra’ denti, dopo la pausa di un momento, il Monte Ochino — la tua risposta definitiva!

— Fate!.... sono pronto!.... — susurrò a fior di labra il vecchio Camia.

E chiuse gli occhi.

Il Monte Ochino si rizzò in piedi e, voltosi, con impeto, a un gruppo de’ suoi:

— Un po’ di svago, figliuoli — gridò loro, con un cachinno infernale — martirizziamo costui!

Quegli uomini — come un’orda di demoni — si slanciarono sul disgraziato Camia, gli sciolsero le braccia, lo denudarono completamente e — dietro gli ordini del loro signore — cominciarono a menarne il più orribile strazio.

È strano che un essere umano potesse tollerare, senza piegarsi, sevizie tali, che oggi lo stesso narratore nemmanco ha l’animo di esporre, sì che la penna gli sfugge inorridita di mano.

Ma tanto potevano i tempi.