L’assuefazione alle cose atroci, come attutiva il sentimento — per quel misterioso legame che aggiugne al fisico il morale — doveva eziandio rafforzare sì fattamente le fibre da renderle suscettive di patimenti, che oggi farebbero cedere o perire chiunque.

Capitolo XV. Il Crocefisso.

Nel proposito di attendere all’altra parte della grave missione che gli era stata imposta da Bianca; Terremoto — subito dopo aver posto in salvo Neruccio — erasi affrettatamente allontanato dal casolare paterno e risospintosi di nuovo nella rôcca di Camia, passando per la via sotterranea, della quale inanzi tutto ebbe cura di richiudere il pozzo traditore.

Ma la rôcca di Camia era completamente deserta. — Gli stessi feriti non giacevano più su i sacconi del dormitorio de’ servi.

Conveniva ammettere che i Nicelli avessero definitivamente abbandonato quel luogo per far ritorno ai loro covili.

Questa volta, però, invece di scendere al basso verso tramontana, e’ s’inerpicò a monti verso mezzodì, nella ferma fiducia che queglino pure avessero dovuto prendere la medesima direzione.

Varie circostanze concomitavano a ribadirlo in simile persuadimento.

In prima linea, lo aver divinato come fossero eglino istessi che avevano rasentato le ruine di San Savino, nella tremenda notte in cui egli faceva ricerca del proprio padre; in seconda, le indicazioni di Pellegrino di Leuthen, udite ripetere durante il suo soggiorno alla rôcca, secondo le quali designavasi Castel Canafurone siccome il luogo de’ loro convegni.

Rimontò, quindi, il corso della Nure, costeggiandone la ripa sino a Cogno San Savino, poi — divergendo alla propria destra traverso i ricchi pascoli di Vediceto e Mareto — guadò le sorgenti della Lobbia e si lanciò su gli aspri pinacoli di monte Acereto, che — frammezzo i bruni cespugli di lichene islandico onde si rivestono i suoi versanti meridionali tra Metteglia e Ciregna — lo condussero alla mèta della sua escursione.

Ma — al paro della rôcca di Camia — anche Castel Canafurone era muto e deserto.