Lo sciagurato Camia, spoglio d’ogni indumento e rizzato in alto a forza di braccia, venne chiovato su que’ legni conserti per le due mani ed i piedi.
Egli s’accasciò giù penzolone, boccheggiante, spirante.
Il capo de’ Nicelli volle tentare anco una volta la prova e gli ripetè la dimanda del còfano.
— Mai! — gemè di nuovo il vegliardo.
— E tu muori come un cane, dannato che sei! — urlò il suo implacabile nemico.
E fece un cenno a’ suoi sgherri.
A quel cenno, due di costoro s’avventarono sul corpo livido e mutilato del crocefisso e, con un largo coltello da caccia, fattagli una profonda incisione sul sommo del capo, cominciarono a strappargli dalle carni la pelle.
Un’ora dopo, l’infelice era scuoiato vivo sino alla cintola.
A un ultima stratta, die’ un tremito convulso di ribrezzo in tutte le fibre e... spirò.
Una orrenda bestemmia de’ suoi tormentatori accompagnò l’estremo suo anelito.