Ne' Regni di Sicilia e di Puglia, aveano pure i nostri Re particolari Consuetudini intorno a' Feudi differenti da' costumi dell'altre città di Lombardia. Erano queste Consuetudini notate in certi libri, che chiamavansi con corrotto vocabolo Defetarj; ed erano conservati dal Re nel suo regal palagio; e quando a' tempi di Guglielmo I tumultuò Palermo, e fu dato a ruba il regal palazzo, fra l'altre perdite, che deplorava il Re Guglielmo, fu quella che si era fatta di questi libri: e perchè Matteo Notajo era di essi espertissimo, e quasi gli avea in memoria, fra l'altre cagioni, per le quali fu egli tratto di prigione, fu questa, ch'essendo pratico degli affari della Corte e della Camera del Re, poteva con facilità rifar que' libri, ne' quali, come dice Falcando, Terrarum, Feudorumque distinctiones, ritus, et instituta Curiae continebantur: siccome in fatti si rifecero. Ed Inveges[104] per l'autorità dello stesso Falcando rapporta, che i famigliari del Re Guglielmo I che trattavano gli affari della sua Corte, li quali erano allora Riccardo Eletto Vescovo di Siracusa, Silvestro Conte di Marsi, ed Errico Aristippo Arcidiacono di Catania, non avendo cognizione della distinzione delle Terre e de' Feudi, de' riti, ed istituti della Corte, nè de' libri delle Consuetudini feudali, che appellavano Defetarios, essendosi tutte queste scritture e libri smarriti dopo il sacco del palazzo, persuasero al Re, che Matteo Notajo fosse scarcerato e reintegrato nel primo Ufficio; poich'essendo egli antico Notajo, ed avendo sempre assistito al fianco di Majone, avea gran perizia delle Consuetudini del Regno; e che poteva comporre novos Defetarios.
Ed in questa maniera insino a questi tempi di Federico I si era vivuto nelle città di Lombardia, e nei Regni di Sicilia e di Puglia. A queste costumanze furono aggiunte da Corrado il Salico, e da altri Imperadori alcune loro Costituzioni appartenenti a' Feudi, come abbiamo di sopra notato, le quali non ancora erano state raccolte in certo volume. Venne dunque in pensiero a' tempi di Federico ad alcuni Giureconsulti di Milano, con privato studio di ridurre insieme queste Consuetudini e Costituzioni, e così unite, alla memoria de' posteri tramandarle; e raccogliendo, ancorchè alla rinfusa e con molta confusione, gli usi di varie città di Lombardia, ne formarono in prima due libri a' quali, secondo che quelle costumanze venivano o approvate o ampliate o moderate dalle Costituzioni imperiali, promulgate insino a' loro tempi intorno ai Feudi, così essi vi aggiunsero le sentenze, o il contenuto di quelle colle loro interpretazioni, non già le intere Costituzioni.
Chi fossero stati questi Giureconsulti, e quale il lor nome, non è di tutti conforme il sentimento. Prima di Cujacio comunemente da' nostri Scrittori si credea principal Autore di questa Compilazione Oberto de Orto grand'Avvocato del Senato di Milano, e Console di quella città[105], il quale coll'aiuto di Gerardo del Negro, altrimente detto Capagisto, anch'egli Console di Milano e Giureconsulto non ignobile, si fosse accinto a quest'impresa.
Ma l'incomparabile Cujacio ha ben provato, che Oberto non fu Autore del primo libro, poichè in quello alcune sentenze si leggono, che dispiacquero, e furono riprovate da Oberto stesso. E perchè quelle sentenze s'attribuiscono a Gerardo del Negro, ha egli per questa conghiettura reputato, che del primo libro ne fosse stato autore, non già Oberto, ma Girardo. Alcuni, e fra gli altri il nostro Montano[106], non ben persuasi della conghiettura di Cujacio, dicono sì bene non esser di quello Autore Oberto, ma che resti ancora dubbio ed incerto se veramente fosse stato Gerardo, o pure altro Autore anonimo, il quale dalle sentenze di Gerardo l'avesse compilato. Che che ne sia, non si è dubitato da niuno, che il secondo libro fosse di Oberto, il quale lo compilò per privata istruzione di Anselmo suo figliuolo.
Ma poichè questo secondo libro, secondo l'antica divisione, abbracciava non pur le sentenze d'Oberto, ma di altri Giureconsulti di questi tempi, le quali erano contrarie a quelle d'Oberto, onde non era credibile, che di tutto quel libro Oberto ne fosse il solo Autore; perciò molto dobbiamo noi all'industria, e somma diligenza di Cujacio, che togliendo questa confusione, l'abbia diviso in più libri. Ciò fu anche avvertito dai nostri Giureconsulti antichi, ma s'astennero di mutargli per timore, che nelle citazioni si sarebbe poi cagionata maggior confusione; imperocchè trovandosi già questa compilazione in due libri distinta, volendo il secondo in più altri dividerlo, non avrebbero le citazioni corrisposto all'antica divisione.
Ma per sì lieve cagione non dovea lasciarsi così confuso, ond'è che Cujacio saviamente reputò di distinguergli, e dividere il secondo in quattro libri. Così secondo la divisione del medesimo, il primo libro è di Gerardo. Il secondo insino al vigesimo quinto titolo è di Oberto. I rimanenti titoli egli divide in due altri libri, cominciando il terzo libro dal titolo 23 ivi: Obertus de Orto, Anselmo filio suo salutem. Il quarto, che comincia dal titolo 25 ivi: Negotium tale est, è chiaro dall'istesso titolo 25 che sia compilato da vari ed incerti Autori, nel che e Cujacio e Montano consentono. E nel quinto unì tutte le Costituzioni degl'Imperadori attenenti a' Feudi, di che più innanzi ci tornerà occasione di favellare.
§. I. Dell'uso ed autorità di questi libri nelle nostre province.
La compilazione di questi libri fatta da' Giureconsulti milanesi non ebbe in queste nostre province niuna autorità di legge, siccome in questi tempi nemmeno l'ebbe nell'altre parti d'Europa; ma dopo il corso di molti anni, più tosto per uso e Consuetudine de' Popoli, che per Costituzione d'alcun Principe, acquistò quell'autorità, che oggi vediamo. Ma l'autorità, che acquistarono questi libri feudali, non fu assoluta, ma solamente in quelle cose, che non ripugnavano alle proprie leggi delle Nazioni, ed a' particolari loro costumi.
Certamente presso di noi quest'autorità non l'acquistarono nel Regno di Guglielmo, nè degli altri suoi successori normanni. Seguì questa compilazione intorno l'anno 1170 come ben pruova l'accuratissimo Francesco d'Andrea[107], non già circa l'anno 1152 che fu il primo dell'Imperio di Federico I, come scrisse Arturo Duck[108], quando tra il nostro Re Guglielmo, e Federico ardeva crudele ed ostinata guerra, e quando tra noi, ed i Lombardi era interdetto ogni commercio per le guerre intestine, che sin da' tempi di Lotario ebbero sempre i nostri Principi con gl'Imperadori di Alemagna. Nè prima dell'anno 1177 si conchiuse tra Guglielmo e Federico quella tregua, della quale si è parlato, che non fu pattovita, che per soli quindici anni; ed avendo questi Regni proprie e particolari Consuetudini notate in que' libri chiamati Defetarii, non vi era questa necessità di ricorrere a' costumi dei Lombardi, quando vi erano i propri, per li quali i Feudi si regolavano.
Egli è credibile, che questa compilazione cominciasse a farsi nota a' nostri Giureconsulti dopo l'anno 1187 quando il nostro buon Guglielmo per quiete de' suoi sudditi conchiuse le nozze di Costanza sua zia con Errico Re di Germania; onde vennero a cessare le occasioni delle discordie con gl'Imperadori di Occidente. Ma questo non bastò, perchè più fiere ed ostinate guerre non seguissero, poichè morto poco da poi Guglielmo, i Baroni del Regno abborrendo la dominazione d'Errico come forastiero, elessero in loro Re Tancredi, il quale anche dal Pontefice romano ottenne l'investitura del Regno, come diremo. Per la qual cosa è da credere che questi libri cominciassero ad esser conosciuti da' nostri da poi che Errico nell'anno 1194 discacciati i Normanni, si rese padrone del Regno per le ragioni dotali di Costanza sua moglie.