L'ultime paci furono quelle del Duca di Brunswich, Principi della Bassa Sassonia, Vescovi di Munster e d'Osnabrug, Elettore di Brandemburg e Re di Danimarca colla corona di Svezia; le quali parimente furono indirizzate all'osservanza di quella di Vestfalia. Così furono restituiti alla Svezia tutti gli Stati, che avea perduti nel corso di questa guerra, mediante il pagamento di alcune somme, che furono contate a Brunswich, Munster, Osnabrug e Brandemburg e solamente rimase al primo il Baliato di Tendinghausen e la Prevostia di Docuren, ed all'ultimo tutto il paese di là e qualche piazza di qua dell'Odera, che contro il tenore della pace di Munster aveano gli Svezzesi occupato. Vi furono parimente compresi li sudditi di ciascuna delle parti, e spezialmente fu convenuto, che la Contea di Rixinghen fosse restituita al Conte d'Alefelt, ed al Duca di Gottorp il suo Stato.
Tutt'i Principi sopraccennati ratificarono i mentovati trattati, quantunque molti di essi vi avessero acconsentito per dura necessità. Solo il Duca di Lorena fu quegli, che ricusò di approvargli e contentossi più tosto di rimanere spogliato del proprio Stato, che ricuperarlo così stravolto e corroso, anzi con le viscere contaminate dalla sovranità della Francia. E l'Imperador suo cognato riserbando questo affare del Duca a miglior congiuntura, dichiarollo governadore dell'Austria inferiore e del Tirolo, assegnando a lui ed alla vedova Regina di Polonia, Leonora d'Austria sua moglie, la città d'Inspruch per residenza.
In Napoli, dove pervenne l'avviso sul principio di ottobre, furono per questa pace celebrate magnifiche feste; ma assai maggiori se ne videro all'avviso delle nozze del Re, che per maggiormente stabilirla, furono conchiuse con la Principessa Maria Lodovica Borbone figliuola del Duca d'Orleans, fratello del Re di Francia, impalmata in Fontanalbò dal Principe di Contì, come proccuratore del Re di Spagna. Fu chiesto per queste nozze alle Piazze un donativo; ma incontrandosi gravi difficoltà, per non esser cosa altre volte praticata in simili casi; e molto più per l'angustie, nelle quali si trovava il Regno, fu preso espediente d'imporre un nuovo jus prohibendi sopra l'acquavite. Amareggiò alquanto questa celebrità la morte seguita in Madrid in settembre del Principe D. Giovanni d'Austria, ma non fu permesso perciò interrompere le feste, le quali avendo il Vicerè determinato di trasportarle dopo l'arrivo della Regina Sposa in Ispagna, furono a' 14 gennajo del nuovo anno 1680 cominciate con pompose e numerose cavalcate, e proseguite con tornei, illuminazioni ed altre pubbliche dimostrazioni d'allegrezza.
Ma con tutta questa pace, e questo nuovo vincolo, non finirono in noi i sospetti di nuove invasioni, e le agitazioni per prevenirle. I Franzesi di riposo impazienti, quantunque avessero con tant'ardore sollecitata la pace con la Spagna, Olanda, l'Imperadore, i Principi dell'imperio, e le Corone del Settentrione: ad ogni modo, o che restassero gonfi d'averla ottenuta a lor modo, o ch'avessero desiderato di rompere l'unione di tanti Principi confederati a' lor danni, per confermarsi nel possesso delle loro conquiste, e poscia opprimere divisi coloro, che collegati parevano insuperabili; cominciavano di bel nuovo a dar grandissime gelosie; e ben presto se ne videro i contrassegni; poichè quando doveansi assembrare i Commessarj per regolare i confini in esecuzione de' trattati di pace, ricusarono di dar principio alle sessioni, pretendendo, che si dovesse dal Re Cattolico rinunziare al titolo di Duca di Borgogna, antico retaggio della Casa d'Austria, e che per conseguenza dovesse quello torsi dai mandati di proccura, che producevano i suoi Ministri. Aprirono poscia due Tribunali, l'uno in Brisach, e l'altro in Metz: ed arrogandosi una giurisdizione non mai udita nel mondo sopra i Principi lor vicini, fecero non solamente aggiudicare alla Francia con titolo di dipendenze tutto il paese, che saltò loro in capriccio ne' confini della Fiandra, e dell'Imperio; ma se ne posero per via di fatto in possessione, costringendo gli abitanti a riconoscere il Re Cristianissimo per sovrano, prescrivendo termini ed esercitando tutti quegli atti di signoria, che sono soliti i Principi di praticare co' sudditi. Di vantaggio, durando la pace, posero in ordine ne' loro porti una potentissima armata di galee e di navi, empierono i magazzini, ed ingrossarono le guarnigioni delle piazze di frontiera, ingelosendo con simiglianti apparecchi tutt'i Principi di Europa. Uccellarono il Duca di Savoja col matrimonio dell'Infanta di Portogallo, allora erede presuntiva di corona, con disegno d'impossessarsi nella sua assenza dello Stato, quantunque poscia, essendosi scoperta opportunamente l'insidia, si rompesse, quando il Duca doveva già imbarcarsi per Lisbona, il trattato, per non arrischiare la possessione di quel nobil principato, su l'incerta speranza della successione d'un Regno. Sollecitarono gli Olandesi a collegarsi con esso loro, per rendergli sospetti a tutto il Mondo cristiano, e finalmente occuparono la città d'Argentina su le sponde del Reno, ed introducendo guarnigione nella cittadella di Casale nel Marchesato di Monferrato, diedero occasione agl'Italiani d'insospettirsi della soverchia avidità de' Franzesi.
In Napoli questi andamenti de' Franzesi posero ancora gravi sospetti; onde sempre che comparivano loro navi ne' nostri porti, ci obbligavano a star solleciti e vigilanti in prevenir le cautele. Maggiori sospetti avean essi dati nel Milanese e nel Principato di Catalogna; onde per le premure venute da Spagna, fu duopo al Vicerè, che arrolasse duemila fanti, e gli facesse imbarcare per Barcellona sotto il comando del Maestro di Campo Marchese di Torrecuso. In oltre che si mandassero due vascelli di munizioni da guerra nel Finale: che si prendessero diece scudi per cento dell'entrate d'un anno, che possedevano i particolari sopra le gabelle, dazj e fiscali, con farne loro assegnamento di capitale sopra gli arrendamenti del tabacco e dell'acquavite: che s'invitassero tutt'i Baroni del Regno a servire il Re con qualche numero di soldati a cavallo; siccome in fatti ciascuno contribuì col danaro secondo le proprie forze, e fu tassata la spesa necessaria per arrolargli alla ragione di 78 ducati l'uno; e finalmente, che si desse esecuzione agli ordini regali pel pagamento della sola metà de' soldi, che comunemente chiamansi mercedi, e che sono grazie della regal munificenza in ricompensa de' servigj passati.
Ma mentre il Marchese de los Velez era occupato in queste spedizioni, s'ebbe avviso, che dalla corte di Spagna erasi destinato per suo successore al governo del Regno il Marchese del Carpio, che si trovava Ambasciadore del Re Cattolico in Roma presso il Pontefice Innocenzio XI. Non tardò guari, che cominciarono a comparire le genti della sua famiglia, ed egli, prevenendo l'incontro, al quale s'era accinto los Velez con quasi tutta la Nobiltà, giunse a' 6 di gennajo di questo nuovo anno 1683 prima che si sapesse il suo avvicinamento, nel Convento di S. Maria in Portico de' PP. Lucchesi del Borgo di Chiaja. Fu tosto visitato dal predecessore, il quale a' 9 del medesimo mese gli cedè il governo, e prese immantenente il cammino per la Corte, dove finalmente giunto, fu ben accolto dal Re, ed onorato della Sede di Consigliere di Stato, e poscia della carica di Presidente del Consiglio dell'Indie.
Non potè los Velez per le moleste occupazioni della guerra di Sicilia, e per l'immense spese, che bisognavano per mantenerla, lasciar a noi monumenti di edificj, d'inscrizioni e di marmi, come i suoi predecessori. Ci lasciò nondimeno ne' sette anni e quattro mesi del suo governo 28 Prammatiche tutte savie e prudenti, per le quali e' diede molti salutari provvedimenti, così a riguardo del valore, e qualità delle monete, come per mantenere l'abbondanza nel Regno e per altri bisogni della città, che vengono additati nella Cronologia prefissa al tomo delle nostre Prammatiche. Ma poichè dal suo successore fu Napoli, ed il Regno sollevato da tante sciagure, ed in miglior fortuna stabilito, tal che prese altro aspetto e nuove forme, sarà di mestieri, che i generosi e magnifici gesti di quest'Eroe si rapportino nel libro seguente di quest'Istoria.
FINE DEL LIBRO TRENTESIMONONO.
STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI