Mentre questa tragedia si eseguì in Milano, Matteo Visconti, e Galeazzo di lui figlio, rappresentavano due scene in luoghi distinti. Matteo aveva comandato a Galeazzo di starsene in casa sino al di lui ritorno. Ma Galeazzo appena fu il padre uscito, si armò, si pose a cavallo e si mostrò per le strade. Matteo Visconti, poichè vide sgombrati gl'imperiali della sua casa, si portò disarmato dal vescovo di Trento, cancelliere imperiale, e lo pregò di volerlo presentare al re; mentre non osava di presentarglisi solo nel momento in cui poteva ogni cittadino essere sospetto. Il vescovo fu compiacente; e la spontanea presenza del Visconti, i suoi ragionamenti, la relazione dello stato in cui venne sorpreso nella sua casa, persuasero il re che Matteo fosse innocente: e tutta la trama ricadde soltanto sopra i Torriani. Probabilmente o non vi fu intrigo dalla parte di Matteo, ovvero fu concertato dal solo Galeazzo senza saputa del padre. Nel momento poi in cui scoppiò il tumulto, facilmente Matteo avrà conosciuto come fosse stata ordita la trama. Mi piace, se posso, senza mancare alla verità, di togliere quest'ingrata e bassa accusa alla memoria di un uomo la di cui vita non presenta azioni nere; e mi piace pure di non lasciare al buon re Enrico un inganno, per mercede della bontà del suo animo. Matteo da Enrico non aveva ricevuto se non beneficii. Per lui aveva riacquistati i beni e la patria. Per lui il sommo potere non era più fra le mani di Guido, suo nemico, da cui doveva temere nuovi danni se cessava il potere d'Enrico. Quindi a me sembra poco verosimile la congiura di cui alcuni nostri autori lo voglion complice, e della quale minutamente descrivono persino i familiari colloqui di Guido con Matteo. Forse i Torriani con tai dicerie cercarono poi d'offendere la fama di Matteo, la sola che avevan forze bastanti per invadere; egli scrittori ne furono sedotti facilmente; perchè riesce più frizzante la storia, quanto più malignamente dipinge gli uomini; e lo storico signoreggia più, indicando ingegnosamente le cagioni, ancor false, anzi che raccontando i fatti soli, ove siano incerte le cagioni, che li produssero. Io mi crederò onorato ancora più rendendo un omaggio costante alla verità. Si può credere innocente anche Galeazzo, di lui figlio, il quale uscì armato; e, inalberando l'insegna della vipera, aveva radunato un buon numero di cavalieri, che marciavano dietro di lui pronti a combattere. Questo drappello marciava dal Bocchetto al Corduce, quando improvvisamente se gli fece incontro un grosso squadrone di imperiali, in numero da non cimentarvisi. Gl'imperiali avevano già le lance in resta, ma Galeazzo, alzata la visiera, si diè a conoscere venuto per unirsi a combattere contro i sediziosi e in servizio del re. I tedeschi erano comandati da un vescovo[614]. Con essi si accompagnò Galeazzo, e fece in modo che s'introdusse nella città un corpo di austriaci acquartierati a San Simpliciano, che allora esisteva fuori della mura. Accadde in tale occasione che il duca Leopoldo d'Austria, passando in mezzo a questi popolari tumulti, nelle vicinanze della chiesa di San Marcellino corse pericolo d'essere traforato da una lancia, se un suo fedele non avesse spronato il cavallo, e, postosi di mezzo, salvata la vita a questo giovine principe, glorioso ascendente dell'augusta casa d'Austria. La lancia fortunatamente passò fra le vesti del generoso suddito, senza nocumento di Leopoldo.
I Torriani in quel giorno perdettero per sempre la patria, da cui vennero proscritti; e sempre dappoi riuscirono vani gli sforzi che posero in opera per ritornarvi. Così terminò la dominazione de' Torriani, la quale interrottamente durò anni trentatre, cominciando da Martino, che, nel 1247, intraprese a reggere il popolo, e lo resse per anni sedici, poscia Filippo, per anni due, indi Napoleone ossia Napo, per anni dodici, poi (dopo l'intervallo di Ottone Visconti e di Matteo) Guido della Torre lo resse per anni tre sino al 1311, il che forma il periodo di trentatre anni. Non ho interrotto il racconto di questa interessante serie di avvenimenti colle frequenti citazioni, perchè l'epoca è assai nota, quantunque gli autori raccontino variamente le circostanze. Chi bramasse di esaminare il fatto dalla sorgente, vegga il tomo XII della Raccolta Rerum Italicarum; Bonincontro Morigia, Cronaca di Monza[615]; Giovanni Villani, Storia, lib. IX; Cronaca d'Asti[616]; Giovanni da Cermenate, Istoria[617]; il Corio, all'anno 1311; e più d'ogni altro, la diligente e laboriosa opera del nostro conte Giulini, al tomo VIII.
Fine del Tomo primo.
[ INDICE DI QUESTO TOMO]
| Notizie di Pietro Verri | [Pag. 1] |
| Prefazione | [31] |
| CAPITOLO PRIMO. | |
| Antichità di Milano sino alla devastazione di Attila, seguita nell'anno 452 | [37] |
| CAPITOLO II. | |
| Della rovina di Milano sotto i Barbari nel quinto e sesto secolo; e dello stato della città ne' secoli successivi, sino al di lei risorgimento | [64] |
| CAPITOLO III. | |
| Principii del risorgimento di Milano nel secolo decimo | [89] |
| CAPITOLO IV. | |
| Continuazione del risorgimento di Milano, che torna ad essere la più importante città della Lombardia nel secolo undecimo | [115] |
| CAPITOLO V. | |
| Dissensioni civili pel cambiamento della disciplina ecclesiastica dopo la metà del secolo XI | [145] |
| CAPITOLO VI. | |
| Della nascente repubblica di Milano sino all'imperatore Federico I | [184] |
| CAPITOLO VII. | |
| Della rovina di Milano sotto l'imperatore Federico I | [213] |
| CAPITOLO VIII. | |
| Umiliazione dell'imperatore Federico, e stabilimento d'un sistema politico | [253] |
| CAPITOLO IX. | |
| Stato della repubblica di Milano, e sua costituzione incerta dalla morte di Federico I sino alla metà del secolo XIII | [283] |
| CAPITOLO X. | |
| Della signoria de' Torriani; e principii della grandezza della casa Visconti, sino al cominciamento del secolo XIV | [316] |
NOTE:
[1]. Cremona, nella stamp. Manini, un vol. in 8., di pag. 330.
[2]. Discorso recitato nell'apertura della Società Patriottica di Milano nel dicembre del 1778. — Ved. Atti della Società. t. I, p. 30.
[3]. Veggansi nella Raccolta degli Economisti Italiani le Notizie di Cesare Beccaria: Parte moderna, tom. XI, p. 3 e 4.