[147]. Sembra questo in contraddizione con quanto si è asserito; cioè che quando il genere umano fu più tormentato, gl'ingegni si sono riscossi, e ne è nata la coltura e la felicità. Ma la apparente contraddizione scompare, considerando che l'ignoranza produce la ferocia e l'infelicità, e queste, giunte a un determinato grado, scuotono gl'ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male.
[148]. Landulph. Senior., lib. II, cap. 10; Rer. Ital., tom. IV. — L'anno 1440, il cardinale Branda Castiglione, signore accreditatissimo, avendo sottratti i rituali ambrosiani per introdurre il rito romano, corse pericolo della vita. Il popolo attorniò il suo palazzo; egli fu costretto a gettare dalle finestre i libri ambrosiani, e finchè visse, non s'arrischiò a porre mai più il piede in Milano.
[149]. Tom. II, pag. 151.
[150]. Landulph. Sen., lib. I, cap. 9.
[151]. Debbono dunque essere istruiti i laici, affinchè nelle case loro debbano con fervore celebrarsi i divini misteri, il che è assai lodevole; siano però i misteri trattati da coloro che dai vescovi siano stati esaminati, e si approvano allorchè sono dagli ordinatori loro accompagnati con lettere commendatizie, mentre per avventura debbono recarsi in terre straniere. Se adunque si trovano sprezzatori dei canoni, che straordinariamente cd illecitamente esercitino il ministero e che ardiscano violare sacramentalmente le cose divine, siano da prima gli uni e gli altri dal vescovo rimossi, tanto cioè il cherico o il sacerdote errante, quanto quello che con usurpazione si appropria il di lui ufficio; e qualora non vogliano da questa temerità trattenersi, siano scomunicati.
[152]. Canon. XVIII. Synod. Regiaticini ann. 850 regnantib. piissim. Augg. Hlotario ac Hlodovico. Lubbei Concilior., tom. IX, pag. 1071. Edit. Venet. 1782, Albrizzi e Coleti.
[153]. Leo Hostiens., lib. II, cap. ultimo.
[154]. Giulini, tom. II, pag. 244.
[155]. Giulini, tom. II, pag. 280.
[156]. Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo, la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona, astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi, con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti i modi confermato.