E aprì pure una scuola di lavori femminili per le ragazze, alle quali facea insegnare a leggere, a scrivere, a conteggiare. Si pensi che la principessa facea istruire i giovani di Locate persino nell'algebra, nella geometria e (con più senso pratico) nell'agraria.
Nè qui finivano le filantropiche istituzioni a Locate, ch'era allora, in tutta Italia, il comune più progredito in fatto d'istituzioni per il popolo.
“E qui non si limitano ancora i beneficii (nota il foglio ufficiale di Milano); chè la signora principessa intenta sempre a procurare il benessere di quegli abitanti, ha già dato ordini positivi perchè, cominciando dall'anno corrente, siano di mano in mano ricostrutte e convenientemente adatte le case di sua proprietà, che servono ad uso di abitazione della maggior parte della popolazione, in modo da renderle sane, ben ventilate e capaci a soddisfare a tutt'i bisogni delle famiglie, sceverandole di tutti gl'inconvenienti d'insalubrità e d'immondezze, che derivano dalla male ideata loro costruzione attuale.„
Era vero. A quest'opera, aveva già posto mano l'architetto Maurizio Garavaglia, procuratore generale della principessa.
Nel venerdì santo di quell'anno stesso 1845, le sale della villa Trivulzio di Locate risonavano alle note dello Stabat Mater di Gioachino Rossini, eseguito da fresche voci femminili. Erano le giovanette di Locate che, ivi raccolte, lo cantavano con passione, con ardore religioso, sotto la direzione della principessa, la quale aveva loro insegnato quella musica tutt'altro che facile, impiegando due sole settimane; perciò un poeta del villaggio ne fu rapito, e improvvisò un sonetto che comincia:
Io non credea che d'inesperta voce
Trar si potesse mai sublime un canto!
Ed esclama ancora:
Oh, come il core a ognun restò conquiso!
V'ha chi si rammenta ancora di quelle cantatrici: ve n'erano di bellissime: tipi gentili, soavi, delle Madonne di Bernardino Luini. Breve la fronte, e greco il naso finissimo, e gli occhi scuri, ma vivi, un po' a fior di testa, e i capelli cuprei graziosamente ondulati, e scendenti come due bende sulla fronte e fino alle orecchie piccole e rosee. Quei tipi (che a Bernardino Luini servivano a dipingere Madonne, che son dolci Muse incoronate di alloro) vivon tuttora nelle campagne lombarde; ma nelle fatiche dei campi, nella struggente vita dei tugurii, nelle ibride mescolanze della vita moderna, presto appajono adulterati, offesi.... E presto spariranno.