Più tardi, la principessa istituì a Locate una fabbrica di guanti, nella quale molte giovinette erano impiegate. E sempre il pensiero del vantaggio de' poveri! sempre l'idea delle industrie utili, geniali, mulinava in quella mente aperta ad ogni progresso moderno!

La Belgiojoso seguiva, ne' suoi provvedimenti benefici verso i poveri, sopratutto il proprio impulso; pur avea dinanzi l'esempio di altri patrizii milanesi, ed esempii anche in famiglia, che le additavano la via della carità illuminata. Un Trivulzio fondò a Milano l'asilo pei vecchi. La contessa Laura Visconti Ciceri fe' innalzare dalle fondamenta, e dotò, uno spedale femminile aperto nel settembre del 1840. Fin dal 1444, Vitaliano Borromeo aprì una pia casa per distribuire pane e vino ai bisognosi. Gian Ambrogio Melzi fondò, nel 1637, un ospizio per distribuire ai poverelli viveri e vesti.

Se la principessa oggi vivesse, inclinerebbe alle teorie del socialismo?... In una sua lettera che trovo nella Biblioteca Nazionale di Parigi, disgraziatamente senza indirizzo e senza data, ella afferma che “la société organisée telle qu'elle est aujourd'hui, est une protestation éclatante contre la justice de Dieu; protestation qu'il est urgent de faire cesser.„ E la principessa inviava mille franchi per due “azioni„ d'un giornale che a Parigi avrebbe dovuto combattere contro le ingiustizie sociali.[102]

Riguardo a Locate, non va taciuto un opuscolo della Principessa: Osservazioni sullo stato attuale d'Italia e sul suo avvenire,[103] al quale rispose un avvocato Felice Borsani coll'altro opuscolo: Gli affittajuoli della Bassa Lombardia.[104] Ella, con competenza di proprietaria, con senso pratico, trattava una questione ben viva in quei tempi, nei quali Milano continuava ad arricchirsi coi prodotti agricoli; viva anche oggi, coi presenti scioperi agrarii. Ma chi ricorda quell'opuscolo?... In quelle pagine, che si direbbero scritte da un Melchiorre Gioja, l'autrice accusa severamente gli affittajuoli: li accusa di sfruttare i contadini; di lasciarli in perpetua miseria, arricchendo sè stessi. E gli affittajuoli, feriti, a strillare allora come aquile; a protestare contro la principessa!


Le molte, gravi cure limavano intanto la fibra ammalata della Belgiojoso; la quale potea dire sorridendo: “Che importa?... La fortezza è traballante, ma la guarnigione sta bene; resistiamo!„ Per isvagarsi, interveniva, a Milano, alle veglie festose d'amici patrizii. Una sera, comparve con uno de' suoi fantastici abbigliamenti, a una festa di ballo, che il duca Lodovico Melzi dava nel suo palazzo. Entrò nella gran sala, vestita tutta di bianco, ornata il capo da candide ninfee, che le scendeano intorno al collo, al busto e a tutta la sottile persona, in una spirale: ninfee finte, perfettamente imitate dal vero, colle loro foglie verdi cascanti. Qualcosa di simile dell'abbigliamento di suora grigia che la principessa avea adottato per qualche spettacolo dell'Opéra-Italien a Parigi!

Talvolta, si recava a visitare una carissima parente, cantata da Vittorio Alfieri, ed esaltata da Giuseppe Parini, che l'aveva eletta a Ninfa Egeria, e le leggeva le primizie dei proprii lavori. Era la vecchia e briosissima marchesa Paola Castiglioni-Litta, che nella signoril casa a Porta Orientale (ora Corso Venezia) riceveva ogni giorno un'infinita schiera di nipoti, fra i quali la principessa Belgiojoso. Li riceveva a letto, col suo cuffione bianco, col suo consueto, limpido sorriso. Nata nell'8 settembre del 1751, la marchesa, secondo la sentenza di tanti bravi medici, doveva sparir dalla terra fin da' primi anni della giovinezza; visse invece sino al 1846, alla vigilia dell'insurrezione di Milano: ed ella avea visti i duttili cavalieri serventi del Settecento, ed era intervenuta alle feste della Corte di Luigi XV!... I suoi motti di spirito giravano, come farfalle, per tutt'i palazzi: Giuseppe Parini, l'amico suo, n'era rapito. Nell'ode Il dono, il grande poeta parla di quella “fervida mente„ della “copia„ di quell'“ingegno„ di quello spirito arguto, e minia così:

.... spontaneo

Lepor tu mesci a i detti,

E di gentile aculeo