Finchè visse la principessa, la ricca raccolta numismatica rimase incolume, formando uno dei taciti orgogli di lei. Morta, la raccolta fu venduta alla Casa reale d'Italia. Sua Maestà il re Vittorio Emanuele III, il dotto numismatico, ben conosce quella collezione preziosa, che narra tanta storia di passioni dinastiche, tanta agitazione di corone e di popoli; tanto dramma umano lampeggiato dall'iraconda, spesso fratricida smania d'impero.
Ma non era la numismatica, non era la raccolta di cammei, di libri antichi, d'oggetti d'arte rarissimi; non era tutto quel ricco insieme di fiori nelle serre e di monete e di medaglie (degna cornice alla figura di Cristina) ciò che faceva amare sopratutte alla principessa la terra de' suoi avi Trivulzio. Ella amava quella popolazione onesta e laboriosa; ella ne era l'alta benefattrice, la madre. Di Locate-Trivulzio, ella fece in breve tempo un comune modello, avvivato da sapienti, filantropiche istituzioni, delle quali gli storici del socialismo dovranno tener conto.
Fin dal giugno del 1842, in una visita fatta alla sua indimenticabile Locate, la Belgiojoso avea diramato ai possidenti della Bassa Lombardia una lettera-circolare, tentando di commuovere i loro cuori a pro dei figliuoli minorenni e orfani dei contadini. Ella diceva: “La frequenza dei matrimonj, l'insalubrità dell'aria e le qualità de' lavori fanno sì che gli orfani trovansi in una proporzione assai maggiore qui che altrove. Affidàti alla malsicura custodia di lontani parenti, e qualche volta di estranei, adoperati negl'impieghi più fastidiosi, maltrattati, mal nutriti, male allevati, dessi formano una popolazione inferma e viziosa che consuma oltre il guadagno, e ricade a carico de' padroni o dei fittabili o dei benestanti, diminuendo così la proprietà di cui potrebbero quei paesi godere.„[100]
La Belgiojoso toccava la corda sensibile dell'interesse di tanti proprietarii, per raggiungere lo scopo supremamente benefico, che le arrideva: l'istituzione d'un orfanotrofio rurale.
Risposero i possidenti?... Risposero, allora, i felici della terra?... Nessuno.
La principessa, intenerita alle sofferenze di tanti poveri lavoratori della gleba, cominciò coll'istituire nell'inverno del 1845 a Locate uno scaldatojo per quei contadini. La Gazzetta privilegiata di Milano ne rendeva allora conto in un'appendice,[101] ch'è tutta un inno alla benefica signora.
In una sala terrena della villa, trecento contadini s'agglomeravano a scaldarsi, giorno e sera. Così avea disposto la principessa, per toglierli dalle stalle infette. Lo scaldatojo era aperto all'alba e si chiudeva verso la mezzanotte. Persona scelta dalla principessa, faceva ad alta voce letture adatte ai contadini. La benefattrice voleva che, alla sera, tutti pregassero insieme. Così, dalla villa, usciva un mormorìo di preci come da un tempio.
Allo scaldatojo, la Belgiojoso aggiunse la cucina economica; anche questa tutta a sue spese. I contadini vi trovavano ottima e copiosa minestra a mezzodì e alla sera, per dodici centesimi, ridotti poi a dieci soli: il pagamento potevano farlo quando e come volevano; ma i più se ne scordavano volentieri.
“Il pagamento (dice la Gazzetta privilegiata di Milano) delle minestre che si somministrano, può farsi giornalmente, in fine d'ogni settimana, od anche in maggior periodo di tempo, o a denaro che si raccolga da persona a ciò delegata o con lavori di determinato prezzo, pei quali si somministrano dalla nobile istitutrice le materie prime, come sarebbe lino da filare, filo da tessere o far calze, tela da cucire, ecc. E notisi che anche i prodotti di questi lavori sono già dall'animo benefico della signora principessa destinati in prevenzione o a far parte delle abbondanti elemosine che per lei si distribuiscono durante il corso dell'anno, o ad essere venduti al puro costo, in occasione di sagre e di altre circostanze, che attirano affluenza di persone da' luoghi circonvicini in paese, nella vista di fornir mezzi anche ai meno bisognosi di provvedersi con minor dispendio degli oggetti di biancheria o di vestiario occorrenti alle loro famiglie.„
Che ne dicono i socialisti d'oggi?... Per una Trivulzio della metà del secolo scorso, non c'è male!... Ell'era acerrima nemica delle beneficenze.... a parole. La principessa Cristina Belgiojoso fondò a Locate una scuola infantile a tutte sue spese: i bambini dai due anni ai sei vi erano accolti, nutriti e vestiti. Sentiva ella un palpito di maternità fra quelle testine bionde, raccolte dalla sua inesauribile beneficenza, dal suo affetto?...