La villa ha vaste sale i cui usci, ai giorni della principessa, non si chiudevano mai. Il nudo pavimento era, un dì, coperto di modeste stuoje di paglia; ma alcuni gabinetti avean le pareti coperte di seta; qualche altro presentava panoplie d'armi antiche: e, altrove, libri preziosi, miniati da mani diventate polvere da molti secoli. La sala terrena serviva per ricevere i lavoratori dei campi, per le rappresentazioni teatrali, per esecuzioni di concerti, per feste di ballo.

Nella sala terrena, la principessa, ne' primi anni del suo matrimonio, siedeva su una antica poltrona a mo' d'un trono; e i contadini, fedeli alle tradizioni patriarcali e feudali, le passavano davanti, baciandole reverenti la mano. Era allora la razza Trivulzio che trapelava da quella dama; ma, in quel tempo, l'orgoglio era peccato di pochi.

Un'altra sala superiore (la biblioteca) è ancora ricca di libri. Vi abbonda la collezione Tauchnitz dei romanzi inglesi, della quale la Belgiojoso era ghiotta.

La stanza da letto della principessa è vasta; vasto il talamo, coperto da cortine. Un inginocchiatojo accanto al letto accoglieva ogni sera la principessa che pregava. E, attigua, un'altra stanza ravvolta in misteriosa penombra: la luce vi penetra appena da un finestrone dai vetri colorati e istoriati, come nelle cattedrali gotiche. Là, la Belgiojoso meditava, scriveva, e distribuiva innumerevoli beneficenze,

Con quel tacer pudico

Che accetto il don ti fa.

Vi era un medagliere che, ai tempi della principessa Belgiojoso, contava fra i primi d'Europa.

Nella Gazzetta privilegiata di Milano del 1845 (e precisamente del 28 febbrajo e 9 marzo) si legge una descrizione di quel medagliere, com'era allora conservato.

Il marchese Carlo Trivulzio con lungo studio e dispendio (dice la Gazzetta) raccolse una collezione di medaglie e monete dei tempi greci, romani e del medio evo, degna di gareggiare colle più pregevoli. La principessa Cristina Belgiojoso Trivulzio, nel diventarne proprietaria, volle (nel 1845) che la collezione fosse riordinata. Fra le medaglie, quattrocento spettavano a uomini illustri italiani e stranieri. La serie dei papi era delle più cospicue; cominciava da Sisto I e giungeva, con qualche interruzione, sino a Leone XII. Salvo qualche lacuna, i re di Francia da Clodoveo I arrivavano a Luigi XVI, alla rivoluzione. Molte medaglie, coniate ai tempi dei duchi di Savoja, dei re di Sardegna, dei Gonzaga di Mantova, dei signori di Padova, dei dogi di Venezia.

Le monete comprendevano un periodo di quindici secoli e si riferivano a trecento città. V'era una serie, quasi intera, di monete d'Aquileja. Fra le rarissime: uno scudo d'oro di Paolo II coniato nel 1464. Due monete di forma poligona appartenevano a Gian Giacomo de' Medici, marchese di Musso, poi signore di Lecco. Fra le curiosità più preziose si notava la Bolla di Maria, moglie all'imperatore Onorio; un cammeo eseguito a Milano per quelle nozze, celebrate nel 398, e che venne scoperto in Roma nel 1544 entro la tomba di Maria nell'antica chiesuola di Santa Petronilla. Il marchese Giorgio Trivulzio potè venirne in possesso, e ne fece dono alla cugina principessa Cristina Belgiojoso, la quale non si stancava d'ammirare quel giojello rotondo, che constava di due onici legati da un aureo cerchio fregiato di quattro smeraldi e di dieci rubini. Fra gli anelli d'oro, uno era a suggello, di zaffiro, colla testa di Federico III imperatore di Germania. I sigilli?... Erano più di novecento. V'era anche un catino triangolare di majolica, con un dipinto rappresentante l'esercito di Carlo V che passa l'Elba a Milburgo.[99]