Entro la fortezza di Ham, alcuni muratori erano intenti a imbiancare (nella mattina del 25 maggio 1846) le scale. Luigi Napoleone, coll'ajuto del dottor Conneau, medico della fortezza, indossò in fretta un vestito da muratore, sporco di calce, che avea pagato venticinque franchi; si tagliò i mustacchi; si coprì la testa d'una parrucca nera, scarmigliata; si pose sulle spalle un'assa della libreria che Luigi Filippo gli aveva concesso in prigione; e stringendo fra i denti una vecchia pipa, si avviò franco all'uscita della fortezza. I muratori, vedendo un compagno sconosciuto, avrebbero potuto meravigliarsene; perciò vi fu l'accorto compare che si affrettò ad accompagnarli all'osteria a beverne di quel buono.
Ecco, ora, il principe faccia a faccia con uno de' guardiani. Egli gli mette l'assa davanti al viso, e procede. Eccolo ora nel cortile ch'ei deve attraversare in tutta la sua lunghezza. Si nasconde ancora colla tavola (vera tavola di salvezza!) e passa. Così passa davanti alla prima sentinella.... L'emozione lo prende: ei lascia cadere la pipa, che va in frantumi. Si china per raccoglierne i cocci, poi si rimette in cammino, e s'imbatte nell'ufficiale di guardia. Ma questi, tutto intento a leggere una lettera (forse una lettera d'amore?) non lo vede nemmeno. Il principe fila sotto le finestre del comandante.... I soldati di sentinella, presso l'unica uscita della fortezza, sembrano stupiti dello strano insieme, che presenta quel falso muratore.... Il tamburino si gira più volte a guardarlo. Intanto, i piantoni di guardia aprono la porta, ed il fuggitivo è ormai fuori della carcere. Ma, appena uscito, incontra due operaj della fortezza.... Essi lo fissano con attenzione.... E, pronto, egli allora a nascondersi coll'assa.... Questa volta teme di non poterla scappare.... Un operajo esclama: È Bertrando!... — È salvo.
Intanto, il dottor Conneau (quello che avea aperta cautamente la carcere a Luigi Napoleone) ingannando le sentinelle, s'era fatto premura di sparger la voce che il principe, ammalato, dopo una notte insonne, riposava; e che bisognava lasciarlo tranquillo. Il dottor Conneau pose sul letto una specie di fantoccio rannicchiato contro il muro; un fantoccio formato da un mantello e da un foulard....
Il principe Luigi Napoleone è libero; non teme più nulla. A una mezza lega da Ham, si getta commosso in ginocchio davanti alla croce d'un cimitero. Otto ore dopo, tocca il suolo belga e, dodici ore più tardi, l'Inghilterra, dove s'incontra colla principessa Belgiojoso.
L'incontro del giovane principe ex carbonaro coll'ex giardiniera della Carboneria milanese è uno dei più caratteristici. V'è presente anche il dottor Paolo Màspero, il fedel medico-poeta, che la principessa si è condotto con sè.
Da una parte, v'è un giovane che sente d'essere il nipote di Napoleone il Grande; un giovane che tutto osa, perchè tutto ambisce; dall'altra, un'intrepida gentildonna, che sente i doveri d'italiana e che, a tutti i costi, lotta per rendere il nome d'Italia sua rispettato nel mondo.
La principessa italiana ricorda al principe francese il suo antico affetto all'Italia, il suo amore per l'indipendenza dei popoli. Gli ricorda i moti di Romagna, a' quali egli prese parte col fratello nel 1831. Gli raccomanda caldamente l'Italia lo prega di non dimenticare una terra, dalla quale è uscita la sua famiglia.... — Principe (gli dice) aiutate l'Italia! —
Luigi Napoleone la guarda fisso, l'ascolta.... Le prende quindi la mano, e le risponde:
— Principessa! Lasciatemi mettere a posto le cose di Francia; poi penserò all'Italia.
Le stesse parole che, più tardi, il principe ripetè a un fortissimo spirito lombardo; all'intimo amico suo, conte Francesco Arese.