Nel 1847, la Belgiojoso andò a Roma, e appena ivi giunta, versò 20,000 lire pei moti rivoluzionari.[109] Ella sapeva maneggiare il fucile e la spada, e montare a cavallo senza sella. Poteva essere un'Amazzone della riscossa italica, e lo fu.

XIV. La rivoluzione del 1848.
Il battaglione della Principessa.

Partenza della principessa da Napoli con 200 volontarii e festoso arrivo a Milano. — Il podestà conte Gabrio Casati e gli articoli politici della principessa sulla Revue des Deux Mondes. — Carattere della rivoluzione del 1848. — Incontro della Belgiojoso col poeta Mickievicz. — Lettera di lei a re Carlo Alberto. — Le risposte del conte di Castagneto. — Stizze di Cesare Balbo. — Il Crociato e altre pubblicazioni politiche della Belgiojoso. — Il Circolo albertista della principessa in via Borgonuovo a Milano. — Assistenze ai feriti.

Scoppia la rivoluzione del '48, — ed eccoci nel momento più clamoroso, al gesto più epico della principessa. Ella forma, d'improvviso, una colonna di volontarii napoletani per combattere la guerra dell'indipendenza. Lasciamo a lei descrivere la scena:

“Ero a Napoli, quando scoppiò la rivoluzione a Milano. Non potei resistere al prepotente desiderio di raggiungere i miei concittadini: presi a nolo un piroscafo che mi conducesse a Genova. Sparsasi appena la voce della mia partenza, mi accorsi quanta e viva simpatia avesse destata in Napoli la causa lombarda. Volontarii d'ogni ceto vennero a supplicarmi che li volessi condurre con me in Lombardia. Nelle quarantotto ore che precedettero la mia partenza, la mia casa non fu mai vuota: diecimila napoletani volevano seguirmi; ma il mio piroscafo non portava che dugento persone. Acconsentii quindi a condurre dugento volontarii: la piccola colonna fu subito completa. S'era visto raramente tutta una popolazione uscir sì d'improvviso da un lungo riposo, spinta da un solo pensiero di guerra e di devozione. Fra i volontarii che domandavano di seguirmi in Lombardia, gli uni appartenevano alle primarie famiglie di Napoli: abbandonato furtivamente il tetto paterno, vollero seguirmi, non portando con sè che pochi carlini; gli altri, modesti impiegati, cambiavano senza rammarico il posto che li faceva vivere, per la vita del campo. Alcuni ufficiali si esponevano al castigo del disertore, per portare le armi contro l'austriaco; alcuni padri di famiglia lasciavano mogli e figli; e un giovane il cui matrimonio, lungo tempo atteso, doveva essere celebrato il giorno dopo a quello della mia partenza, pospose i più cari doveri al desiderio di difendere la patria.

“Non dimenticherò mai il momento della mia partenza. Il cielo era mirabile. Dovevamo imbarcarci alle cinque della sera. Quando io arrivai al piroscafo, il mare era coperto da leggere barchette accorse da ogni parte per augurarci il buon viaggio. Fra i tanti navigli ancorati nel porto, avresti distinto facilmente il nostro al balenìo delle armi che coprivano tutta quanta la coperta. I miei volontarii m'attendevano. Nei brevi istanti, occupati per gli ultimi preparativi, fummo ancora assaliti da innumerabili domande: da tutte le barche che circondavano il nostro piroscafo, s'innalzavano voci supplicanti per scongiurarci di scrivere un nome di più sulla nostra lista già completa. Non potevamo, disgraziatamente, che opporre iterati rifiuti a quelle istanze sì incalzanti; e quando il nostro piroscafo si staccò dalla riva, un solo grido uscì da centomila bocche; tutti ci lasciavano per addio queste parole: Noi vi seguiremo!

Era affatto nuovo il vedere una bella signora patrizia, sola, che, a sue spese, armava e assoldava, per generoso patriottico impulso, una colonna di militi e partiva con loro in alto mare, come un Giasone femmineo seguìto dagli Argonauti, come una Giovanna d'Arco marittima! Ella, donna, sola, ancor giovane, ancor bella, in mezzo a tanti giovanotti, in una nave!... Non vi era là neppur l'ombra d'un regolamento di disciplina. Non vi erano gradi, allora; tutti erano eguali davanti alla dea fascinatrice, dinanzi al cielo, al mare. Essi passavano i giorni, e talvolta le sere e le notti stellate, cantando le canzoni natie. Il piroscafo portava un nome poetico: Virgilio.

“La traversata fu rapida (continua a raccontare la principessa nel suo rilevante lavoro L'Italie et la révolution italienne en 1848, pubblicato nella “Revue des Deux Mondes„ di quell'anno fortunoso e sfortunato). “A Genova, trovammo accoglienza veramente cordiale.„ E da Genova, la Belgiojoso passò co' suoi militi nella sospirata Milano.... Ma qui è meglio riportare le stesse parole francesi della principessa, che sentiva allora più che mai scorrere nelle sue vene il sangue del maresciallo Trivulzio:

“La population milanaise s'était préparée également à saluer notre arrivée par des témoignages de sympathie auxquels le gouvernement provisoire jugea prudent de s'associer. Mes deux cents volontaires étaient, après les soldats piémontais, les premiers Italiens venus en Lombardie pour prendre part à ce que l'on appelait alors la croisade et la guerre sainte. La présence à Milan du premier corps de volontaires napolitains semblait garantir que la guerre contre l'Autriche allait devenir une guerre italienne, au lieu d'être une guerre lombardo-piémontaise. Les départs consécutifs de quatre autres légions napolitaines vinrent bientôt ajouter au sentiment de confiance que l'arrivée de ces premiers volontaires avait déjà inspiré. Quelques-uns de nos gouvernants se refusèrent pourtant à le partager. Appelée en quelque sorte à répondre du sort des jeunes gens qui m'avaient suivie de Naples à Milan, je cherchai plus d'une fois à appeler sur eux l'intérêt du gouvernement provisoire, et je me heurtai trop souvent contre une mauvaise volonté qui ne se déguisait guère. Il m'arriva, par exemple, de présenter mes volontaires napolitains comme l'avant-garde d'une armée de cent mille hommes, composée de toute la jeunesse italienne, qui n'hésiterait pas à accourir au moindre appel. — Dieu nous garde, s'écriait-on, d'un pareil secours! — Je jugeai inutile de prolonger la discussion. Pourtant ce sont des volontaires napolitains qui ont concouru à la défense de Trévise et de Vicence, et aujourd'hui encore Venise renferme dans ses murs attaqués des défenseurs qui ont quitté pour la secourir les beaux rivages de Sorrente et les gorges sauvages de la Calabre.

“Quand j'arrivai à Milan, les Autrichiens n'avaient quitté la ville que depuis huit jours, et les barricades encombraient encore les rues. C'était la première fois que je voyais les couleurs italiennes flotter sur les murs de la capitale lombarde. J'éprouvais une joie profonde et sans mélange. Tout m'annonçait que l'enthousiasme politique n'était pas refroidi, mais tout aussi ne tarda pas à me prouver que la situation du pays n'était pas comprise par ceux à qui était échue la difficile mission de la dominer et de la diriger.„