Salutiamo i dì novelli:

Sovra il sangue de' fratelli

Noi giuriamo libertà!

E sul capo de' potenti

L'alto giuro tuonerà.

Di que' forti — per noi morti

Sacro è il grido, e non morrà.

Il giornale Il 22 marzo nello stesso giorno descrisse quell'ingresso colle seguenti linee, nelle quali scorgo la penna dell'austero Carlo Tenca, poi direttore del patriottico Crepuscolo:

“Le commozioni si succedono senza tregua. Dopo la funebre cerimonia, ecco giungere in Milano, in sulle tre ore, la schiera de' volontari calabresi (così!) condotta dalla principessa Belgiojoso. Entrò per Porta Romana in ordinanza marziale, e sfilò accompagnata dalle nostre guardie civiche sotto le finestre del palazzo del Marino. La schiera è di circa 200: bella gioventù, ardente, già addestrata alle armi e vestita di divisa militare italiana. Il popolo l'accompagnava festoso per le vie, plaudiva all'ajuto fraterno, all'amor patrio, all'eroismo che spirava dai volti di quella generosa legione. Sotto le finestre del palazzo, salutò con clamorosi evviva il Governo Provvisorio: esso rispose, per bocca del presidente Casati, parole di simpatia, di fiducia e d'amore. Quel concorso d'Italiani, che dall'estremo confine della Penisola portano il loro tributo alla causa comune, è augurio di vicino scioglimento alla gran lotta; e il Casati l'annunziò sperando che presto possa il paese, libero affatto e ricomposto, provvedere ai proprii destini. Preluse all'italica unità, meta di tutt'i desiderj, dicendo che il Sebeto e l'Olona ormai non irrigavano più che una medesima terra. Il popolo accolse con giubilo questa solenne espressione de' suoi voti, e, plaudendo, chiese di salutare l'intrepida condottrice di quella schiera, che col coraggio del soldato e colla carità della donna, si consacra alla santa impresa dell'emancipazione della patria. Il saluto fu lungo e clamoroso, e la principessa si ritrasse commossa senza poter proferire una parola. Il fremito durò a lungo nella moltitudine tripudiante, prima che questa si sciogliesse; e tutti partirono benedicendo a quella parola potente che armonizza tra noi tutti i cuori e tutte le braccia.„

Un testimonio oculare mi descrive con eguale accento quell'accoglienza. La principessa entrò in carrozza scoperta, a capo del suo battaglione: in pugno stringeva una bandiera tricolore, e portava un cappello piumato alla calabrese, come i suoi militi, i quali rispondevano alle acclamazioni del popolo strappandosi dal cappello le penne e distribuendole alle avide mani che s'alzavano per afferrarle in mezzo a un delirio di gioja e fra le grida: Viva l'Italia! Viva Pio IX!