Ma il podestà, conte Gabrio Casati, non vedeva di buon occhio il battaglione della principessa. Nel poscritto d'una lettera sua al conte Cesare Trabucco di Castagneto, il Casati scriveva:
“È arrivata la Principessa Belgiojoso con una truppa di 150 avventurieri. Temo che m'abbia fatto un cattivo regalo. Tuttavia ho dovuto rappresentare la scena di arringare questa truppa....„[110]
S'accorse la principessa del malcontento del conte Casati?... Fatto sta ch'ella travolse il suo concittadino nell'onda de' giudizii severi, da lei espressi nella Revue des Deux Mondes.
Oggi, desta stupore il leggere d'una donna comandante d'un proprio battaglione di militi, ai quali distribuiva i brevetti di nomina colle parole: Noi Principessa Cristina di Belgiojoso.... nominiamo.... Si pensa a Giovanna d'Arco; si pensa alle sultane dell'Indostan, dette Begum, che guidavano eserciti in guerra.... Ma bisogna riportarsi al Quarantotto, a tutta quell'epoca di esaltazioni, di fantasmagorie, congiunte ad immortali atti di valore. Era l'epoca, nella quale gli uomini portavano i piumati cappelli all'Ernani, alla Puritana (imitati dalle opere popolari del Verdi e del Bellini), e andavano baldanzosi per via coi pugnali dei tenori e dei baritoni nella cintura, collo schioppo in spalla; uno schioppo ch'era stato forse in pugno a Benvenuto Cellini nel sacco di Roma. Infatti, la galleria d'armi antiche Poldi-Pezzoli a Milano era stata spogliata dagl'insorti; che aveano eretto le barricate (quest'architettura de la libertaa, come le definiva il poeta Rajberti) coi confessionali, coi pianoforti, coi pollaj, colle carrozze stemmate, coi letti matrimoniali, colle scranne dei teatri.... In quei giorni, la marchesa Arconati-Visconti, fervida amica del Berchet, gentildonna assennata, non arringò forse la folla da un balcone in piazza San Fedele?... Il tragico si mescolava al comico, come nei drammi dello Shakespeare, come nei drammi della vita; e qual dramma una rivoluzione, nella quale un popolo vilipeso per tanti secoli come imbelle, sorge d'un tratto vindice, eroe, e inerme scaccia dalla città, a suono allegro di campane come nei Vespri Siciliani, un mezzo esercito armato, con un generale Radetzky alla testa!... Qual dramma il veder giovanetti patrizii inginocchiarsi davanti alle madri perchè li benedicano prima di lasciarli accorrere al combattimento, forse alla morte; donne che bendano pietose le teste degli austriaci feriti, poc'anzi maledetti dalle loro labbra frementi; sacerdoti che impartiscono l'assoluzione a popolani agonizzanti a piè delle barricate e, subito dopo, sparano contro il nemico i fucili tolti da quelle mani irrigidite nella morte. Dio lo vuole! gridavan gli uni come i crociati alla liberazione di Gerusalemme; Viva Pio IX! rispondevano gli altri. Ed era magnifica quella figura di pontefice che sorrideva ai martiri della patria, fra i canti di guerra e le preghiere; era consolante quell'improvviso affratellamento di patrizii con plebei, quell'accordo nell'olocausto giocondo di sè stessi a una idea; idea che si sentiva ardere nei cuori e che parea di vedere là, dinanzi, incarnata in una figura di giovane donna turrita, raggiante: l'Italia!
Cristina Belgiojoso si trovò, a Milano, dinanzi a un grande poeta: all'autore del fatidico Libro della nazione e degli esiliati polacchi, al lituano Adamo Mickievicz, gloria e simbolo della Polonia. Egli era venuto con altri dieci compagni a offrire anch'esso il braccio e l'anima per la redenzione del nostro paese. La principessa aveva conosciuto il Mickievicz a Parigi, dove, in quel Collegio di Francia, era stata instituita una cattedra di storia e di letteratura slava per lui, apostolo possente e gentile, che univa nel suo canto, nella sua parola, nell'anima sua, due ideali: la fede in Dio e la libertà della patria; l'una gl'inspirava le due sublimi preghiere che chiudono il Libro degli esiliati; l'altra gl'inspirava Conrad Wallenrod, il fremebondo poema.
Nella “preghiera dei pellegrini„ il gran poeta della Polonia supplicava “Iddio Signore onnipotente„ così:
“I nostri vecchi, le nostre donne, i nostri fanciulli non possono se non pregarti nel silenzio delle loro anime
“E spargendo lagrime.... Abbi pietà della nostra patria e di noi!
“Concedi che di nuovo possiamo volgere preghiera a te, come ti pregavano gli avi nostri, sul campo di battaglia, con le armi in mano, dinanzi ad un altare costruito di tamburi e di cannoni, sotto il baldacchino fatto delle nostre aquile e de' nostri vessilli.