Le mie simpatie sono invece non colla repubblica, ma cogli individui che compongono il partito repubblicano.

Una cosa io posso fare e farò volentieri, se la M. V. me ne facilita la esecuzione. Io mi studierò di formare, nel ceto medio stesso, un partito della unione della Lombardia col Piemonte, nè dispero di riescirvi. Ma questo partito non sarà mosso da mire aristocratiche, ed io non perverrò a formarlo se non posso rispondere che la M. V. accoglierà le domande che da esso venissero formate. Non consentirà per certo ad unirsi al Piemonte, quale il Piemonte è oggi, accettando le istituzioni, le leggi, ecc., di esso. Ma potrà accordarsi di sottoporsi al medesimo principe, quando questo conceda alla Lombardia le istituzioni che ad essa si confanno.

Se mi vien fatto di formare questo partito, la M. V. potrà fare conto di avere dei veri partigiani in Lombardia fra le persone chiare, distinte ed influenti. Ma, per amore della salute d'Italia, V. M. non si illuda di avere un vero partito sino a tanto che con lei staranno soltanto i nobili e gli impiegati di Milano. Dessi cadranno presto, e, rimanessero ancora, come stanno oggi, non sarebbero punto nè poco ascoltati dalla popolazione.

Al rappresentante della estera potenza io non diedi risposta definitiva, imperocchè prima di assumere un impegno come quello di dirigere un partito, voglio accertarmi che codesto partito può esistere ed avere qualche forza; il che non sarà mai se la M. V. non si prende cura di formarsi un partito nella classe media.

Scusi la M. V. il franco parlare e consideri soltanto il sentimento da cui sono le mie parole dettate.

Aspetto la risposta che la M. V. piacerà farmi trasmettere, e depongo ai piedi di lei l'omaggio della mia rispettosa devozione.

Della Maestà Vostra,

la umil.ma ed obb.ma serva

“Cristina Trivulzio di Belgiojoso.„

E re Carlo Alberto fece rispondere dal conte di Castagneto non alla principessa Belgiojoso direttamente, ma al cavaliere Maurizio Farina così: