“Volta, 21 aprile 1848.
“Mio caro Farina,
“.... Le mando in tutta confidenza una lettera della P.ssa Belgiojoso. Non ne parli con anima al mondo, tale essendo il desiderio di S. M., ma se ne valga per informarsi, poi mi scriva. Procuri però di vedere la stessa Principessa, e senza far mostra di nulla sapere, le dica solamente che tiene incarico da me di ossequiarla e di farle sapere che per l'affare di cui scrisse converrebbe conoscere le condizioni; ma che si calcola molto più su lei che su qualunque altra persona.
“Di Castagneto.„[111]
Le condizioni, infatti, le condizioni!... Quali erano?
I Milanesi desideravano che la capitale dell'alta Italia da Torino si trasferisse a Milano. E così bramava pure la principessa. “Quindi un grido (scrive Angelo Brofferio) un grido di turbamento si levò dalle Alpi alla Sesia e gli animi ne furono scossi profondamente.„[112]
Il conte di Castagneto scriveva di nuovo, il 15 giugno, da Valeggio a Maurizio Farina:
“.... Se vede la Belgiojoso mi faccia servo, e ritenga che una dichiarazione di fusione semplice, con un Ministero misto, che subito si metta alla direzione degli affari, è la sola àncora di salute possibile.„[113]
Ciò che importava prima di tutto era la fusione (come dicevano) della Lombardia col Piemonte. Era già un bel passo verso l'unità!... E la principessa centuplicò le sue forze con attività più che mai febbrile, perchè la fusione avvenisse al più presto. Fin dal 1847, nel proemio del suo Ausonio, ella aveva scritto queste parole: “Lo spirito anti-austriaco mostrato da Carlo Alberto nelle differenze doganali del Piemonte coll'Austria, e la sua fermezza provarono all'Italia che v'ha un principe italiano, che questo principe non è mancipio dell'Austria e che all'uopo saprebbe rinverdire le antiche glorie della casa di Savoja.„ E dire che parecchi primarii patrioti piemontesi le si mostravano avversi: fra essi, l'irritabilissimo Cesare Balbo; il quale, a proposito d'un giudizio poco benevolo espresso sulle sue Speranze d'Italia nel Journal des Débats, si sfogava con Gino Capponi così: “.... Mi pena perchè questa cattiva, o almeno piccola opinione di me è sparsa dalle ignoranti parole dei Débats o della principessa Belgiojoso, e dalle inqualificabili del Gioberti....„[114]
La principessa, è vero, inspirava, o, meglio, componeva ella stessa, articoli sui giornali di Parigi intorno alle speranze d'Italia, ma non sulle speranze stampate di Cesare Balbo, ch'ella anzi lodava assai: ella scriveva nel Constitutionnel, nella Liberté de penser, nella Démocratie pacifique, nel National; ma questi giornali di Parigi non bastavano alla sua prodigiosa attività di propaganda patriottica. Per raggiungere la fusione della Lombardia col Piemonte, ecco, ella fonda a Milano, a sue spese, un nuovo giornale battagliero, Il Crociato; era scritto quasi tutto da lei, nella casa di via Borgonuovo numero 20, dov'era andata ad abitare e precisamente nelle stesse sale abbandonate dalla bizzarra, voluttuosissima contessa moscovita Giulia Samoyloff; la quale era scomparsa da Milano fin dai primi sintomi della rivoluzione.