E non credendo bastante Il Crociato per la sua crociata, la principessa pubblicò anche alcuni numeri d'un altro giornale, La Croce di Savoja, oggi introvabile; e due opuscoli: Ai suoi concittadini: parole. Nel primo dimostra l'unità italiana preferibile alla federazione propugnata da Carlo Cattaneo; nel secondo, dimostra la forma monarchica preferibile alla repubblicana.

Nelle sale della Belgiojoso in via Borgonuovo, dove poche settimane prima gli ufficiali austriaci devoti alla contessa Samoyloff trascinavano le sciabole, s'adunavano parecchi liberali, caldeggianti l'unione della Lombardia col Piemonte. Vi andavano il conte Vitaliano Borromeo, che aveva rimandato all'imperatore d'Austria le insegne del Toson d'oro, dicendo che non potea portare più ordini d'un governo che s'era imbrattato del sangue innocente de' suoi concittadini. Vi andava il roseo conte Enrico Martini, il quale (ahimè!) troppo conosceva le sale della contessa Samoyloff, onde, per il passato, alcuni amici ne lo avevano punito togliendogli il saluto. Il Martini, bello e seducente, dagl'impeti baldi, mentre tutte le porte di Milano eran tenute dagli Austriaci, vi era arditamente penetrato, in modo abbastanza comico. Fuori di Porta Comasina s'incontrò in un certo Angelo Cattaneo, che avea ottenuto il permesso specialissimo di uscire e di rientrare in città per provvederla di sale. Il Cattaneo gli fece indossare un suo abito ben noto alle guardie; lo caricò d'un sacchetto del sale della sapienza, e il Martini entrò franco in città per unirsi, in casa Taverna, agli uomini del Governo Provvisorio. Nello stesso tempo che pensava alla politica, la principessa pensava ai malati della rivoluzione, ai feriti, e spesso scendeva dal suo palazzo per andare in via San Paolo nelle sale da ballo della Società del Giardino, dove molte signore d'ogni ceto si raccoglievano giorno e notte a preparare lini e filaccie, col pensiero ai fratelli combattenti, ai destini d'Italia.

E la colonna Belgiojoso?... Che ne avvenne veramente?...

XV. Ancora nel 1848: a Milano, a Venezia, a Parigi.

Come si diramò il battaglione della Principessa. — Le bugie del conte de Hübner. — Il battaglione dell'abate Meneghelli. — Giudizii del Metternich sui liberali italiani. — Giudizii severi della Belgiojoso sugli uomini della rivoluzione lombarda. — Carlo Alberto a Milano e il dramma del palazzo Greppi. — La rivoluzione di Parigi: la Principessa torna a Parigi. — Le vésuviennes. — Comico incidente in un ballo ufficiale. — Armando Marrast. — La Belgiojoso va all'assedio di Roma.

Un diplomatico austriaco, il conte de Hübner, che durante l'insurrezione delle Cinque Giornate se ne stette nascosto a Milano in casa d'un'amante, racconta nel suo ironico Une année de ma vie che i militi della colonna di Cristina Belgiojoso, appena usciti dai festosi battimani e sventolii dei fazzoletti milanesi, furono spediti sul campo della guerra; ma che essi non videro mai il nemico e si sbandarono per la campagna, commettendovi ogni sorta di depredazioni, finchè i contadini, esasperati, li sterminarono!... E il gentile Hübner ha il coraggio di soggiungere di aver visti una ventina di quei prodi cenciosi domandare l'elemosina per le vie di Milano. E conclude: “C'est ainsi qu'a fini cette grande démonstration essentiellement républicaine.„[115]

Ebbene: è un'infame bugia. Alcuno di quei volontarii meridionali si vedeva, è vero, seduto sui gradini del Duomo, colla barba in disordine, ad aspettare gli eventi; ma nessuno chiese mai la carità, provvedendo ad essi la principessa. — Altri entrarono nella colonna dell'ardito Luciano Manara, nella colonna dell'Anfossi o nella colonna Tangeberg, che con quella del Manara salirono verso il Trentino, detto allora da molti Tirolo italiano. Ma i più accorsero a difendere Venezia sotto il comando del valorosissimo Guglielmo Pepe; a difenderla accanto all'altro napoletano Alessandro Poerio, il poeta-soldato, colpito in quella lotta titanica da una scheggia di mitraglia e da una sciabolata alla testa. Non erano, adunque, tutti avventurieri, come, scrivendo all'ajutante di Carlo Alberto, sentenziava il capo del Governo provvisorio di Milano, Gabrio Casati! Il conte de Hübner, lo stesso che, ambasciatore d'Austria presso Napoleone III, dovette sorbirsi, nel ricevimento di capo d'anno del 1859, parole amare come d'assenzio, non merita fede: egli poteva dar la mano al gesuita Antonio Bresciani, il quale, nell'Ebreo di Verona, schernisce i volontarii della Belgiojoso. Quest'era, in fine, una bella, coltissima, spiritosa signora; e anche oggi, ben lontani come siamo dai delirii del Quarantotto, molti adoratori della bellezza, del sapere e del brio, non vorrebbero forse cavallerescamente seguirla?... Ma sento dire di no.

La principessa Cristina Belgiojoso, nel lungo scritto Guerre dans le Tyrol italien, pubblicato nella Revue des Deux Mondes del 15 gennajo 1849, parla di quelle colonne, di quei movimenti.

Fu detto ch'ella aveva partecipato a quei movimenti. Ma nel Trentino, ella non pose mai piede. Fu scambiata con la veneziana Elisa Barozzi, sposa di Eugenio Beltrami di Cremona, portabandiera del battaglione cremonese. La principessa, dopo d'avere esposte in poche parole le vicende del Trentino fin dal principio del secolo XIX; dopo d'aver parlato di Andrea Hofer, magnifica figura d'alpigiano, che Napoleone I potè uccidere con le palle de' suoi fucili, non strappare alla gloria; la Belgiojoso parla d'una delle tante curiose figure di quell'epoca: d'un sacerdote rivoluzionario e guerriero, l'abate Meneghelli, duce anch'esso d'una colonna. Povero abate! Il generale Allemandi, col quale volea mettersi d'accordo per operare efficacemente contro gli Austriaci, lo trattò da imbelle, lo osteggiò, gli fermò la mano. L'abate gli aveva proposta una marcia notturna su Riva di Trento; marcia divisa in due corpi; uno de' quali doveva essere comandato da lui, attraversando i villaggi di Prando, Demo, San Giovanni e penetrare a Trento d'accordo cogli abitanti. Ma i capitani Arcioni e Longhena gli fecero capire che l'Allemandi aveva tracciato tutt'altra via.... Il buon Meneghelli aveva pur ricevuto dal Governo provvisorio di Milano l'ambita facoltà d'eseguire il suo piano e dirigere la colonna dei volontarj attraverso le valli delle quali egli conosceva tutti i passaggi. Ma tante erano le teste e tante le opinioni e i comandi, allora!