Anche su Venezia la Belgiojoso scrisse parecchie pagine nella Revue des Deux Mondes col suo stile serrato e incisivo; di Venezia, dove volle recarsi per istudiare da vicino quella rivoluzione.

E là, nella fantastica città dei dogi, un altro grandioso spettacolo!... Il leone di San Marco, che Napoleone avea venduto col trattato di Campoformio all'Austria, come un vecchio leone da serraglio, s'era risvegliato terribile come ai bei giorni di Lepanto. Un uomo di Stato, il solo vero uomo di Stato, che l'Italia vedesse allora vigoreggiare, guidava il popolo; un popolo d'eroi e di poeti, che accoglieva le palle infuocate degli Austriaci con motti di spirito arguto. Daniele Manin era un uomo di limpida intelligenza, di carattere immacolato, di volontà ferrea, risoluta. Lodovico Manin avea chiusa, tremando, la gloriosa serie dei dogi; Daniele Manin apriva una nuova êra di vita per l'antica dominatrice dei mari. E, accanto al Manin, sedeva, grave, Nicolò Tommaseo, l'antico innamorato di Cristina Belgiojoso; e, fra i combattenti, emergeva Guglielmo Pepe; e splendeva colla mistica dolcezza d'un santo nella parola, e colla gagliardia d'un cavaliere antico nella spada, un altro ben noto esule di Parigi, e pure amico della principessa: il brianzuolo Giuseppe Sirtori.

Come la carezzevole aura di Venezia fremeva allora tutta d'odio contro gli Austriaci!...

Via da noi, tedesco infido!

Non più patti, non accordi!

Guerra! Guerra! Ogn'altro grido

È d'infamia e servitù!

cantava allora il veneziano Carrèr; povero poeta, ch'emetteva fremiti e canti di guerra coll'anima angosciata da sventure domestiche, e colla fibra distrutta dalla tisi! Giuseppe Winter (che non va confuso col suo omonimo autore d'un'opera Maometto II) musicò quel veemente inno di guerra per incarico della principessa, alla quale il maestro lo consacrò col titolo: La Crociata italiana,[116] mentre cinque celebri compositori, Liszt, Thalberg, Herz, Czerny e Chopin le offrivano più splendido omaggio, pubblicando a Milano il Morceau de concert; grandes variations de bravoure pour piano sur la marche des Puritains de Bellini: “Sui campi della gloria — Noi pugneremo allato!...„[117] — Quali complicate variazioni! Quelle del Liszt sono infernali: la coda del diavolo. Ma non si tratta dei Puritani, bensì del Belisario.... Come mai tanto equivoco?...

E infernali erano (o press'a poco) le idee del principe di Metternich, l'inflessibile sostenitore del diritto divino atterrato in quell'anno dal diritto del popolo.

Il Metternich scriveva al Granduca di Toscana che fra un Cesare Balbo, un Gioberti, un Azeglio, campioni del liberalismo italiano, e un Mazzini e seguaci, passava la stessa differenza che fra degli avvelenatori e degli assassini.[118]