Il 3 giugno si combattè a Villa Corsini. Tutta un'onda di giovani lanciata da Garibaldi a disperatissima battaglia, a corpo a corpo, contro il nemico accampato fra gli alberi, i cespugli, le statue, i terrazzi, i parapetti.... Per primi si scatenano gli ammirabili Masina, Leggero ed altri, irrompendo entro il cancello della villa: il Masina, ferito al petto, sprona il cavallo su su per una ripida gradinata, ed ivi, colla carabina in pugno, coi piedi ben fermi nelle staffe, eroe magnifico, cade morto trafitto al cuore. Di tanti giovani nostri, uno solo uscì incolume![124]
La principessa Belgiojoso vide giungere all'ospedale della Trinità dei Pellegrini, su due barelle, due giovani feriti: Goffredo Mameli e Nino Bixio. Tutti e due liguri; entrambi fratelli d'ideali; entrambi compagni nella voluttà della lotta. Nino Bixio, non gravemente ferito, guarì: Goffredo Mameli, ferito alla gamba sinistra da palla che gli perforò l'osso nella parte superiore della tibia, non ostante la fasciatura, perdette a torrenti il sangue, tanto che, dopo tre ore, rimase privo di sensi. Così passò il novello Teodoro Körner, il poeta-soldato, il cui inno
Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta,
musicato dal maestro Novaro con note più meste che guerriere (quasi elegia sulle sciagure della patria), veniva cantato lontano, sulle fulminate lagune di Venezia, dai difensori della sventurata, divina città. L'ultimo canto del Mameli fu Milano e Venezia. — Il poeta accarezzava nel cuore un sogno sublime: Roma centro delle genti umane, unite in fratellanza d'amore, in armonia di pace:
Ove del mondo i Cesari
Ebbero un dì l'impero,
E i sacerdoti tennero
Schiavo l'uman pensiero;