“Il trasporto non vi bastò; e voi avete temuto che i feriti non sentissero vivamente abbastanza l'amarezza della loro situazione. Sotto pretesto di economia, voi li avete privati delle cure alle quali erano accostumati, e che avevan loro conservata la vita. Si sa, anche in Roma, che le donne soltanto sanno raddolcire i patimenti degli infermi e dei morenti; voi avete proibito, discacciate le donne, e confidato i nostri feriti a dei facchini. Sotto pretesto di economia, voi avete soppresso due dei migliori professori dell'ospitale (Raimondi e Bertani) che servivano gratuitamente, e li avete soppressi brutalmente; vale a dire senza ringraziarli tampoco dei servizii resi, e senza annunciar loro che, d'ora innanzi, non bisognavan più. Al posto di questi due abili chirurghi, che servivano gratis, voi avete poi nominato un altro chirurgo capo di sala, che non fu mai fino allora che assistente in bassa chirurgia, ed a cui voi assegnaste gli averi eguali a quelli dei suoi colleghi; parlo del signor Eugenio; voi avete ridotto le razioni dei feriti, ordinato che non si desse più loro a bere che acqua pura, e che il loro vitto si componesse unicamente di carne a lesso, quando i medici aveano le cento volte dichiarato che un tal vitto non conveniva in tutt'i casi; finalmente, voi li avete privati delle pietose donne che da due mesi si erano consacrate alla loro consolazione e al loro benessere. Nè ciò è tutto ancora. Voi avete permesso che fossero allontanati da essi i cappellani, e messi, in luogo di questi, dei cappuccini fanatici, che minacciavano i feriti di lasciarli perire di sete e di fame, se non si fossero confessati immediatamente, e non avessero fatto una confessione piuttosto politica che religiosa.„
Nè la rovente requisitoria qui finisce. La principessa italiana accusa il Pages d'essersi appropriati oggetti che pietosi cittadini aveano offerto in dono ai malati, ai feriti; lo accusa di spogliazioni!...
Rispose il Pages?... Lo ignoro.
La nave su cui la principessa, fremente di sdegno, scrivea la lettera punitrice, viaggiava, intanto, verso altre terre, recando un'anima che non era vinta, nè avvilita dalle delusioni amare, dalle sciagure; un'anima che, non ostante i lutti, gli errori e le colpe, sperava ancora con fede incrollabile nel vicino risorgimento della patria. La Belgiojoso viaggiava verso l'Oriente, a un nuovo esilio, incontro a nuove durezze della sorte. Durante l'assedio di Roma ella fu grande. L'apice della sua grandezza è là!
Ma troppa amarezza le aveva lasciato nell'animo il contegno dei francesi. Uno di questi, il generale Espivent de la Villeboisnet, arrivò persino a vedere politici intrighi e insidie nelle cure che la Belgiojoso e le altre dame prodigavano con eguale carità ai feriti francesi come ai feriti italiani. Aveva ragione la principessa di sembrare una tragique furie.[131]
XVII. La Belgiojoso in Oriente e gli arem.
Perquisizioni austriache. — La scoperta d'un cadavere. — Funebri leggende. — La Principessa in Grecia. — Malumori fra i Greci per alcuni articoli della viaggiatrice. — A Costantinopoli e presso Angora. — Negli arem. — Donne d'Oriente. — Nuovi viaggi della Principessa e peripezie notturne. — Gerusalemme. — Un servo tenta d'assassinare la Principessa. — Le ferite. — Lavori d'ago. — Scritti della Principessa nella Revue des Deux Mondes. — Suoi nuovi libri.
Cristina Belgiojoso, lasciata l'Italia, viaggiava verso l'Oriente per fuggire le persecuzioni del Governo austriaco, inferocito contro i patrizii milanesi che s'erano messi a capo della rivoluzione.
L'11 dicembre del 1848, il maresciallo Radetzky sottopose a “contribuzione straordinaria„ tutti coloro che avean guidata la rivoluzione di Milano o che vi aveano cooperato “con mezzi materiali od intellettuali„. Gravi contribuzioni di denaro: l'Austria, dissanguata dalla guerra, ne aveva, infatti, bisogno!... E, poichè Cristina Belgiojoso non si trovava a Milano per contar sulle palme degli esattori le somme volute, il Governo austriaco se ne rifece, appropriandosi in larga misura le fortune di lei; vale a dire in corrispondenza delle 800,000 lire inflittele quale tassa.
E cominciarono da parte della polizia accanite perquisizioni nei palazzi, nelle case, nelle ville, nelle botteghe, persino nelle chiese: si sospettava che vi fossero celate polveri ed armi. E la polizia irruppe anche nella villa della principessa Belgiojoso a Locate; villa ch'era custodita da un ottimo famiglio. I poliziotti frugarono dappertutto, non trovando ciò che speravano: ma, nell'aprire un armadio, ecco vedono là, dentro, il cadavere d'un uomo vestito di nero....