È quindi inverosimile ch'ella si tenesse per più settimane il cadavere imbalsamato del misero Stelzi in casa (come si disse); e che, partendo ella da Milano, lo facesse clandestinamente trasportare a Locate, nella propria villa, coll'ordine che fosse chiuso a chiave in un armadio, per poterlo ritrovare a tutto agio al suo ritorno dall'Oriente; è inverosimile ch'ella stessa abbia ordinato di seppellire un tronco d'albero in luogo della salma dell'infelice degno di tanta pietà; perchè ricorrere a sì lugubre e turpe commedia, a tal profanazione d'un luogo sacro, ella che abborriva dagl'ignobili sotterfugi? ella che nutriva nell'animo sentimenti religiosi?... Certo, il funebre fatto pareva un macabro racconto del- l'Hoffmann, del Poe, della Radcliffe; e le fantasie si sbizzarrirono a ricamarvi su le più truci variazioni, ad aggiungervi frangie.... non di seta.


La principessa parti per l'Oriente colla gentile figliuola Maria, che le era nata il 23 dicembre del 1838 a Parigi. L'accompagnavano pure alcuni clienti, i quali le formavano intorno una specie di guardia del corpo; ma, a poco a poco, si sbandarono per via, e soltanto pochi ebbero la lena di seguirla fino nell'Asia.

La Belgiojoso visitò prima Malta, poi la Grecia. Visitò i luoghi resi sacri dal mito e dalla storia ellenica; ma il suo spirito, sbattuto dalle subite agitazioni politiche, non provò le emozioni che si aspettava. Ella stessa lo dice nel grosso libro Asie Mineure et Syrie.[132] Confessa che ad Atene e a Maratona provò, con suo rammarico, l'identica delusione provata a Roma. Ella non s'accendeva d'entusiasmi per le memorie grandiose; le vestigia del passato glorioso la lasciavano fredda; eppure, anche agli spiriti angusti quelle memorie, quelle vestigia parlano un'alta parola!... Quando la principessa si trovò sul piano di Maratona, pensò forse che, in greco, questo nome significa “campo di finocchi„ e oscurò così, col nome ridicolo, la cosa sublime?... Certo non pensò alla gloria degli Ateniesi e dei Plateesi trionfatori dei Persiani in una battaglia immortale. Ella scrive:

“Je me souviens encore d'avoir envié dans la plaine de Marathon l'émotion que le souvenir de Thémistocle éveilla chez un de mes compagnons de voyage. Cet homme, lettré et intelligent, avait pourtant l'esprit plus positif que poétique. Je vis une larme rouler sur ses joues; et pour moi, je l'avoue à ma honte, tout ce que je pus noter en visitant Marathon, c'est qu'il faisait bien chaud ce jour-là.„[133]

Dei Greci moderni, la principessa non riportò liete impressioni, e, sincerissima qual'era fino al punto di manifestare la verità, tutta la verità, anche se sapeva che altri eran pronti a punirla del suo coraggio, mandò al National di Parigi articoli che ai discendenti di Temistocle e di Botzaris non parvero certo corone d'alloro. A lei dispiaceva che quella Grecia, la quale avea dato, nel 1821, per la prima l'esempio di una sollevazione generale contro la tirannide, sostenendo per nove anni la più eroica resistenza, non avesse, nel concorde sollevamento europeo del '48, offerto la propria spada o espresso almeno efficaci simpatie per popoli che aspiravano a dignità, a indipendenza. L'esule italiana ricordava quali umiliazioni, quali amarezze i Greci aveano inflitto al nobile Santorre di Santarosa e ad altri italiani, accorsi con lord Byron a difenderli: perciò, scrivendo, non misurava i colpi e le parole. Ell'accusava anche gl'italiani di non aver fatto di più, ben più, per la patria: biasimava i romani, perchè erano rimasti a guardare tranquilli, indifferenti, i fratelli d'altre provincie italiane che morivano per Roma.

Ne successe un pandemonio. I giornali d'Atene (specialmente il Courrier d'Athènes) scagliarono sulla viaggiatrice italiana ogni sorta di vituperii. Un Francesco Gherardi scriveva, il 18 ottobre del 1850, al buon Pietro Vieusseux a Firenze una lettera in cui parla appunto di quell'esasperazione:

“Non ho parole per esprimere l'esasperazione che hanno prodotto fra i Greci quelle lettere della Belgiojoso al National di Parigi; e di tale esasperazione si risentono tutt'i greci, che hanno parlato della Belgiojoso con molta vivacità; e non è stata risparmiata neppure dai giornali più moderati. Vi spedisco uno di tali giornali, nel quale troverete la protesta di questa emigrazione, tradotta in greco. Il direttore di quel giornale era amico della principessa; nondimeno, vi ha scritta una nota per essa poco lusinghiera; figuratevi cosa hanno scritto quelli che non le erano amici! Col futuro corriere ordinario, vi manderò altri giornali greci che trattano di questo doloroso argomento. Gli amici della Belgiojoso devono consigliarla a ritrattarsi; altrimenti, anche per le cose dette sui romani, è una donna perduta nell'opinione di tutti.„[134]

Immaginarsi se una principessa Belgiojoso poteva turbarsi dinanzi a una bufera! Immaginarsi se Pallade Minerva si sarebbe ritrattata! Ci par di vederla freddamente sorridere, e continuare il suo viaggio verso Costantinopoli....