E la principessa lascia colla figliuoletta Maria, anche la Grecia, per l'Oriente asiatico, al quale si sente attratta da costumi diversi, ma più da un bisogno di raccoglimento, dopo tante prove tumultuose. Ella sbarca a Costantinopoli. Da Costantinopoli passa nell'Asia Minore, e sceglie a propria fissa dimora la valle di Ciaq-Maq-Oglou, che vuol dire “figlio della pietra da fucile„ lontana alcune giornate dalla città d'Angora, sì famosa per le capre, pei conigli, pei gatti. Ed ivi la principessa acquista subito un latifondo, un ciflik (come dicono là) collo scopo di trarne dovizie.

Ella spiega le sue proprie speculazioni in una lettera bella ed espansiva alla marchesa Luigia Visconti d'Aragona, nata Monticelli; la parente da lei sempre amata, sposa del fratellastro suo, marchese Alberto. In quella lettera, Cristina sospira al lontano Oleggio Castello, presso il suo maestoso, dolce Lago Maggiore; vi sospira, con rimpianto d'esule....

Ciaq-Mag-Oglou. (Asia Minore)
13 agosto 1851.

Cara Gigia,

Mi tengo fortunata che Alberto possieda una compagna più di lui attiva e dotata di più salda memoria; chè, altrimenti, dovrei rinunziare ad avere sue e tue nuove. Ti ringrazio, dunque, e ben di cuore, per la tua letterina.

“I particolari che mi dài delle tue gite ad Oleggio Castello mi hanno fatto battere il cuore; e s'io potessi prendere ad imprestito le ali di una delle rondinelle che annidano nella mia casa, non tarderei a farti una visitina in quel delizioso e, per me, prediletto soggiorno.

“Chi sa? Forse Dio mi tiene in serbo una vecchiaja più quieta e più serena che nol fu la mia gioventù, e se le forze mi si mantengono, se posso ridurre questo mio sito in modo che la mia presenza più non sia necessaria onde fargli produrre i frutti promessi, non tarderò a rivedere l'Europa, e il primo luogo ove pianterò per un poco la mia tenda (se lo statu quo d'Europa persiste) sarà Oleggio Castello. Di' ad Alberto che reclamo dalla sua ospitalità un pajo di camerette in cui io possa contemplare il Lago Maggiore. Ma non debbo fermarmi su tali pensieri che mettono in pericolo la mia pazienza e la mia rassegnazione. Di me e dei miei progetti non ti ho ancora parlato, sebbene tu mi esprima il desiderio di conoscerli. Ti dirò, dunque, che ridotta come sono a mal partito pecuniario, pei tanti sacrifizii, per le multe, le imposizioni, tasse, ecc., ho creduto di dovere approfittare di una circostanza, che mi offriva per l'avvenire, o piuttosto offriva a Maria qualche probabilità di fortuna. Ho dunque comperato per cinquemila franchi una tenuta che in Europa sarebbe un ducato. Buona terra fertilissima, parte in pianura, parte in colli, in monti, irrigate da un fiume e da varii canali. Le compere dei bestiami, degli strumenti di lavoro, la costruzione d'una casa, di stalle, granaj, pagliaj, ecc., mi costarono un poco più che la terra stessa; ma è quasi un anno ch'io sto qui, e fra gli acquisti, la mano d'opera e il mantenimento d'una numerosa famiglia, non ho speso ancora 20 000 franchi. Vedi, adunque, che la spesa è minima. Quanto all'entrata che spero trarre da questa possessione, non so perchè sarebbe molto inferiore a quanto ne trarrei se situata in Europa; poichè da qui a Costantinopoli le mercanzie sono trasportate con poca spesa in quattro o cinque giorni, ed a Costantinopoli tutt'i generi si vendono come in Europa. Ho, per esempio, delle vostre risaje; e il riso costa qui circa come a Milano. Io non penso ora che a coltivare la valle; ma se, col tempo, riesco a coprire di viti i miei colli, il profitto può essere immenso.

“Per realizzare, però, queste belle speranze, conviene ch'io qui rimanga almeno sino a che ho trovato una persona sicura da mettere alla direzione di questi lavori. Ma come meglio impiegare gli anni dell'esilio, che a preparare a mia figlia una fonte di futuro benessere?... Io mi felicito, dunque, della risoluzione da me abbracciata; e spero che i miei sacrifizii non rimarranno senza frutto.

“Maria, intanto, se la gode. Il vederla così robusta e così felice, è per me di somma consolazione. Essa si ricorda di te con affetto, mi chiede spesso tue nuove e di suo zio, e vuole esserti rammentata.

“Siccome il pensare alla felicità di chi amo forma uno dei principali miei conforti, così vorrei sapere se le conseguenze delle passate agitazioni sono svanite.... Ricorditi di me, dammi tue nuove il più sovente che puoi, e credimi sempre tua