Non è agevole seguire l'ardita viaggiatrice in tutti i passi del lungo suo viaggio; impossibile seguirla in tutte le considerazioni intorno alle donne d'Oriente: convien leggere tutto il libro, che, riguardo agli arem, è veramente prezioso, avendo potuto la principessa vederli ben davvicino quei ginecei gelosamente custoditi; laddove tanti viaggiatori ne parlano solo per averne udito discorrere come di misteri, e inventano!

La Belgiojoso percorre lieta la valle d'Antiochia e s'inoltra nell'Oriente arabo. Ed ecco Terra Santa: ecco le mura merlate di Gerusalemme. E la credente si commove, piange.

“Au delà de ces murs, une ligne bleuâtre se confondant avec l'horizon, indiquait la mer Galilée. Je donnai un moment à la contemplation de ce grand spectacle, tumulte étrange se faisait en moi: je sentais ma gorge se contracter et mes yeux se remplir de larmes, comme si j'avais retrouvé une patrie plus ancienne que celle d'où j'étais exilée. Chose étrange, cette sensation de bien-être et de joie profonde ne me quitta pas pendant mon séjour à Jerusalem. Cette arrivée dans une ville inconnue avait pour moi tout le charme d'un retour„. (pag. 194.)

Verso Nazareth, la Belgiojoso viaggia ad alta notte, dopo accidenti perigliosi. Giunta alle aride montagne della Galilea, i cavalli della sua scorta sono infatti presi da una strana malattia. Non posson più reggersi in piedi; l'occhio è smorto, la pelle fredda; le povere bestie pajon vicine all'agonia. I cavallanti che li montano sono costretti a condurli lentamente colle briglie; un malvagio tedesco del ducato di Baden caccia avanti il suo, flagellandolo di bastonate. I cavalli gemono; i cavallanti bestemmiano; così la principessa e la figlia Maria procedono a stento, e, quando la notte cala tenebrosa, si trovano sole col dragomanno e due servi: la scorta è rimasta indietro. E neanche il dragomanno sa la strada. La principessa cade da cavallo, ma non si fa alcun male. Fra i cavalli morti, vi è uno dei suoi favoriti; ed ella dura fatica per istrappare il cadavere agli uccelli di rapina. La pioggia scroscia furiosa nelle tenebre.

Giunta a Nazareth, la principessa, colla figlia, s'interna a cavallo in una strada, e i suoi servi la fan fermare davanti a una casa d'aspetto europeo. Un frate francescano sta sulla soglia con una fiaccola in mano e porge alle viaggiatrici il ben venuto, in italiano, coll'accento lombardo. Allora ella prova un moto di gioja nell'udir risuonare sotto la vôlta d'un chiostro d'Oriente il saluto e le pie formule che sì spesso aveva udite nelle campagne lombarde. Ella medesima confessa ahimè! che Nazareth è per lei una “delusione„; che per quanto ella evochi nell'intimo suo i grandi ricordi del Vangelo, rimane gelida: “Rien ne réussissait à exciter en moi cet enthousiasme que tant d'âmes d'élite avaient éprouvé en présence des mêmes lieux.„

Sono le atonie di spirito, che irrigidiscono talvolta chi è affetto da sconvolgimenti nervosi; chi è sazio d'impressioni, d'emozioni febbrili, di vicende esagitate. Ma le rive del Giordano, quelle acque che passarono sul divin capo del Salvatore degli uomini, quella religiosa solitudine toccano il cuore della viaggiatrice.

“Que de souvenirs se réveillent d'ailleurs sur les bords du Jourdain! que de scènes! que d'images sont évoquées par ce seul nom!„

Nel lasciare Gerusalemme, si fa triste; sembra che un palpito accompagni l'addio ch'ella manda alla santa città; ma non sembra profondo. Mai la morte di Gesù, mai lo strazio di Maria, le umiltà degli apostoli, il grido dei profeti, mai sono evocati da questa donna, ch'è pur credente!... E dire ch'ella è vissuta un mese intero a Gerusalemme; ha visitato i santuarii della città e dei dintorni, Betlemme, il Monte degli Ulivi.... tutto. Uno dei fenomeni di quello spirito singolare! Fenomeno; poichè un giorno confessava che, all'uscire dall'Opéra Italien a Parigi dove Mario, il gran Mario cantava nel Poliuto del Donizetti, ella si sentiva così accesa d'ardor religioso che si sarebbe lanciata contro le fiere in un circo, al pari degli antichi cristiani.

Molti viaggiatori (fra i quali il Lamartine) descrivono il Mar Morto come un lago nero, lugubre e pestifero, dove i pesci non vivono, e sopra il quale uccello non passa; una solitudine paurosa d'acque morte e d'asfalto. La principessa, invece, descrive il lago maledetto come uno specchio limpido che riflette i sorrisi del cielo; un bel lago dai pesci vivaci e coronato d'arbusti in fiore sui quali cantano gli uccelli; un lago, che le fa pensare a' suoi bei laghi di Lombardia.