Magenta si tramuta in una fornace di fumo, di schianti, di urli, di fuoco. In varie case, gli Austriaci son penetrati, e dalle finestre, dai tetti si difendono come eroi scaricando i fucili. Ah, i corazzieri moravi, i fanti Paumgartner dalle tuniche bianche ornate di verde! i cacciatori boemi dal cappello piumato e dalla tunica grigia! e i terribili cacciatori tirolesi Kaiser Jäger dall'infallibile Stutzen! Una palla dei tirolesi, trincerati come in un forte nella casa Giacobbe, atterra il generale francese Espinasse, che sta attaccando il villaggio; e una fila di mitraglia ecco fulmina la casa; i tirolesi resistono ancora, ma ne devono uscire; e là, sulla porta, gli zuavi, a uno a uno, li scannano colle bajonette, per vendicare il loro comandante. Ferocie inenarrabili divampan fra i soldati irruenti, selvaggi dell'Africa. È un correre di zuavi dai larghi pantaloni rossi; è un rosseggiar d'Algerini e di sangue. Un torrente di sangue scende dai gradini d'una angusta, rustica scala dove gli Algerini son volati all'assalto; e il generale Auger, comandante l'artiglieria del 2º corpo, fa collocare in batteria sulla strada ferrata quaranta cannoni, che vomitan di fianco e di traverso lo sterminio sugli Austriaci fuggenti: è un tuonare d'inferno, è una strage orrenda e inutile; perchè Mac-Mahon già in pugno stringeva la vittoria e i fuggiaschi si potean rendere facilmente prigionieri!... Ma all'Auger, geloso degli allori di Mac-Mahon, premeva d'acquistare anch'egli la sua corona; ed è corona di barbaro. Già, all'attacco della fattoria di Cascina Nuova, che precede il villaggio, millecinquecento Austriaci, dopo un leonino combattimento d'ambe le parti, avean cedute le armi; e la loro lacera bandiera era stata presa sul cadavere del colonnello.... Squillano ancora le trombe, ancor rullano i tamburi annunciando la vittoria latina. Le tricolori bandiere francesi corrono insieme colle tricolori bandiere italiane; perchè il nono battaglione dei bersaglieri, che forma la testa della divisione Fanti, e quattro pezzi di cannoni nostri, arrivati a Magenta sul tramonto, son tornati d'ajuto possente; onde Mac-Mahon invia dal suo cavallo al nostro Manfredo Fanti (che passa silenzioso) un nobile saluto.
L'imperatore Napoleone III rimane rattristato a tanto olocausto di vite; e sale pensoso su un campanile per esplorare la campagna che deve essere irrigata ben presto da nuovi torrenti di sangue.
A Magenta, e nei dintorni, ben novemilacinquecento caduti seminano dei loro cadaveri il suolo; e Milano riceve dal generoso soccorso delle spade francesi e dal Fanti la luce della libertà sospirata.[147]
Durante la battaglia, i Milanesi avevano udito un rombo lontano.... Alcuni eran saliti sulle guglie del Duomo.... La trepidazione, l'angoscia, agitava tutti.... Sulla sera, un uomo a cavallo comparve a Porta Vercellina, e lanciò a un gruppo di gente che gli corse incontro queste parole: “Gli Austriaci son vinti!...„
Verso le otto della sera, cominciano ad apparire nel sobborgo milanese di San Pietro in Sala i primi carri di feriti; mucchi di Austriaci e di Francesi, convogli che tracciano il loro cammino con strisce di sangue sulla polvere della via. E la processione lugubre dei carri continua e dura tutta la notte nelle tenebre, rotte appena da pochi lumi semispenti, difesi da carte oliate e pendenti dai carri lenti, lenti. E la processione dura tutta la mattina dopo; ed è accompagnata dai gemiti dei feriti, degli amputati. Arrivano pesanti omnibus carichi di feriti; e i soldati meno colpiti vengono a gruppi, o soli, a piedi, colle pallide teste, colle mani, col petto a mala pena fasciati dai contadini: alcuni procedono sorretti dal braccio d'erculei popolani, che sotto la scorza del loro schietto carattere lombardo, celano commozione profonda.
Nei sobborghi e nella città, è una grande compassione, pur in mezzo al giubilo delirante per la vittoria. Molte famiglie accolgono i feriti francesi, e più di qualche sala è tramutata in corsia d'ospedale: i feriti austriaci vengono portati all'Ospedale Maggiore. Duemilaquattrocento feriti!... E, in pochi giorni, arrivano a diecimila: perchè molti sono inviati dalle cascine suburbane dove, sulle prime, son stati accolti alla peggio. Nell'ospedale di Sant'Angelo, i feriti austriaci devono essere portati via dalle stanze dove giacciono i feriti zuavi, perchè questi, di notte, si alzan dal letto e vanno a percoterli. Lungo è l'elenco dei morti, assai lungo!... I soldati morti nell'ospedale di Sant'Angelo, vengon registrati nei volumi della parrocchia di San Marco. Quanti nomi di caduti, francesi ed austriaci! Quanti nomi di lontani, ignoti villaggi dei due vasti imperi in quei funebri registri!... D'un cadavere, nulla si sa: non il nome, non il reggimento, non la nazione. È stato trovato tutto ignudo (il solo così) sul campo di battaglia.
I soldati austriaci, rimasti a Milano, si schierano in Piazza Castello: in fretta, agglomerano insieme i loro bagagli e fuggono.... È il 5 giugno: data memoranda, che segna la fine di tanti dolori, di lunga schiavitù; e il municipio di Milano, alle ore due pomeridiane di quel giorno stesso, proclama con un manifesto l'annessione della Lombardia al Piemonte. Per l'aria risuonan canti, risa, discorsi concitati di giubilo tra uomini che prima d'allora non si eran mai visti, e diventati amici, fratelli in un lampo. I Milanesi sono tutti sulle strade, come nelle Cinque Giornate; e, nella mattina dell'8 giugno, per il maestoso Arco del Sempione (degno di Roma) e per l'ampio Foro Bonaparte, che ricorda il primo Napoleone, ecco entrano solennemente a Milano, al suon delle campane, fra grida d'entusiasmo indicibile, l'imperatore dei Francesi e re Vittorio Emanuele II a cavallo, seguiti dal secondo corpo d'esercito e preceduti dal distaccamento delle cento guardie e dagli zuavi, la cui musica suona, in cadenza dei passi trionfali, un inno. Vittorio Emanuele II cavalca alla sinistra del formidabile alleato, ed è lieto: Napoleone III è triste in mezzo al trionfo e alle rose che piovono sul suo cavallo. Il vincitore della battaglia, Mac-Mahon, nominato sul campo duca di Magenta (e se avesse perduto sarebbe stato fucilato perchè fece tutto il rovescio degli ordini ricevuti!) è anch'esso coperto di fiori che volan dalle finestre, dai balconi fra grida di Viva l'Italia! Viva la Francia! Appresso a Mac-Mahon, cavalca il generale Mellinet, colui ch'ebbe due cavalli uccisi sotto di lui. Egli reca alle gote la cava traccia d'una palla che a Sebastopoli gliele trapassò da parte a parte....
Ma in quello stesso giorno, gli Austriaci, vinti, si fortificano a Melegnano. E il duca di Magenta vi manda subito, per ordine dell'imperatore, il primo corpo d'esercito, comandato dal maresciallo Baraguey d'Hilliers, quello che non avea avuto l'onore di prender parte alla battaglia di Magenta. E, a Melegnano, ecco un'altra vittoria!