Altri canti di muse straniere si elevarono allora per noi, ch'eravamo elemento di generosa commozione nei cuori sublimi. Elisabetta Barrett Browning, la poetessa inglese che chiama Italia “our Italy„ la nostra Italia; colei che pianse in Mother and Poet (Madre e poetessa) i due ricordati figli di Olimpia Savio, ufficiali d'artiglieria, morti l'uno a Gaeta, l'altro ad Ancona, e cantò di loro: “Morti! uno d'essi ucciso presso il mare a oriente — l'altro ucciso all'occidente presso il mare„; quella appassionata, libera Browning, “il cui aureo verso (come disse il Tommaseo) fu anello fra Italia e Inghilterra„; inneggiò a Napoleone III in Italia; fremette in versi di fuoco alle “prime notizie di Villafranca„; e delineò una fulva lombarda, “dama di Corte„ del 1859, al letto dei feriti in un ospedale; innocuo errore, perchè in quell'anno, in quei momenti, non v'eran dame di corte lombarde (nominate dopo); ma è vero (e quanto!) il fondo della lirica, eco del tempo. L'anima di quella dama immaginata dalla Browning rispondeva all'anima delle nostre dame. Eccola in un ospedale (forse nell'Ospedale Maggiore, sì orribile?...); eccola tra i feriti nei giorni della pace di Villafranca:

E andando andando, venne a un letticciolo

Dove pena un garzon, veneto sangue:

Ahi, non dice soltanto il proprio duolo,

Ma il fallir d'una speme il volto esangue!

Stette ella un pezzo, e in lui fiso lo sguardo,

Un nome iva cercando, che non venne:

Se non che il ciglio, men del labbro tardo.

Due gran lagrime amare non rattenne.

Lagrime sole per Venezia? Un detto