Non le uscì, no, ma fremebonda, in fronte

Stampò un bacio piangendo al giovanetto,

Come baciasse del Signor le impronte.[149]

La principessa Cristina accorre da Parigi a Milano, e trova nell'ospedale di Sant'Angelo colui che avea raccomandato con tanto calore ai parenti, il suo amico di vent'anni, il visconte Raimondo de Rivière. Egli è ferito gravemente, per una palla toccata a un ginocchio nella battaglia di Melegnano. I chirurghi temono di doverlo amputare; ma l'operazione, per fortuna, è scongiurata; e l'infermo a poco a poco guarisce, felice di vedersi vicina al proprio letto la principessa, ch'egli avea per tanti anni visitata, e chi sa? forse adorata anch'egli, a Parigi, nel celebre salotto di lei! La principessa gli sorride; lo conforta con parole amorevoli; lo rallegra con celie. La consolatrice non è più seducente come un giorno. Eppure l'incesso della gran dama si serba squisitamente signorile e dignitoso. I grandi occhi lanciano ancor lampi alteri; e le linee del volto, ancor più accentuate che nel passato, dinotano pur sempre la tenacità del volere.

Le feste succedevano intanto alle feste. Frequenti i sontuosi balli in patrizie famiglie. Spettacoli magnifici alla Scala. Enrico Heine non avrebbe trovato nel fulgido teatro neppure uno dei pallidi cospiratori d'un giorno, da lui descritti nei Reisebilder.[150] Tutti sembianti giulivi.... e cuori espansivi! Non più ufficiali austriaci, guardati come irreconciliabili nemici, ma ufficiali italiani, corteggiatori.... e corteggiati.

A tante feste, la Belgiojoso di rado partecipava. Una sera, comparve colla figlia Maria nel salotto affollatissimo della contessa Maffei, in una di quelle elette riunioni, dove la maldicenza era vietata, dove l'ingegno otteneva un culto elevato.... Ivi tornavano molti esuli....

Quando Vittorio Emanuele II, il vincitor di San Martino e di Palestro tornò a Milano e aprì le sale del Palazzo reale a ufficiali feste di ballo, la principessa Belgiojoso, l'illustre patriota, non venne neppur invitata. Fu un errore del cerimoniere di Corte?... Ella ne sorrise; e fu subito compensata della visita che le fece Camillo Cavour nella casa Antona-Traversi (in via del Giardino), dove allora ella avea preso in affitto un appartamento. Invitò ivi a pranzo il Cavour che si mostrò graziosissimo e spiritoso colle signore; fra esse la marchesa Luigia Visconti d'Aragona. Pareva, che l'anima di Cavour brillasse tutta ne' suoi occhiali, tanto impassibile era quel volto; pure, di tratto in tratto, un geniale sorriso si disegnava su quelle sottili labbra come nel ritratto che l'Hayez dipinse e che oggi si ammira nella Galleria municipale d'arte a Milano.

Camillo Cavour disse alla marchesa Luigia Visconti d'Aragona:

— Sa, marchesa? Io ho letto parecchie sue lettere.

— Come, Eccellenza?... Io non ho mai avuto l'onore di scriverne a Vostra Eccellenza.