Impossibile che Cristina Belgiojoso, così equa, non ammirasse le continue, soavi opere di carità che santamente coronavano la vita di passioni della duchessa de Plaisance: impossibile ch'ella non la vedesse rendersi ancor degna dei congiunti lontani; congiunti d'intemerato nome e virtuosi.
Vicino alla villa della duchessa de Plaisance, a Moltrasio, viveva ancora Giuditta Turina; colei che ne' bei giorni avea condotto in barca sul lago il suo Vincenzo Bellini. E, non lungi dal villino della principessa, in una villa adorna d'un parco sontuoso, viveva un'altra Giuditta — la famosa cantante Giuditta Pasta, l'appassionata interprete del Genio catanese, il quale là, sul lago, fra i baci e le procelle d'amore, avea create celesti melodie. Giuditta Pasta cantava ancora, ma solo fra amici. Nella rivoluzione del Quarantotto, salì sulla cima del monte di Brunate (terra di santi, dice un'iscrizione) e, su quell'altura signoreggiante i piani lombardi, spiegò un canto colla sua voce d'usignuolo per esprimere al cielo la propria esultanza. Colei, che sulle scene era apparsa tante volte vestita da sovrana, scintillante di diademi gemmati, indossava, in casa, vesti così dimesse da sembrare non già una regina, ma una Cenerentola. Un adoratore della “divina Pasta„ (come la chiamava il Bellini) partì da lidi lontani, per deporre a' piedi di lei il proprio cuore; si recò nella villa della diva sul lago di Como, ma quando se la vide venire incontro al cancello, spettinata, e colle vesti luride, mandò un grido, fuggì, nè fece più ritorno.
Il lago di Como è il lago dei romanzi d'amore; specialmente in quel bacino di Blevio, che sembra chiudersi in una scena raccolta di montagne verdeggianti. Se i robusti castani di Villa d'Este, dalle larghe ombrie, potessero parlare, come gli alberi delle leggende!... Fu chiamata Villa d'Este da Carolina Amelia Elisabetta di Brunswick, principessa di Galles, venuta in Italia nel 1816; la principessa, dagli occhi stellanti, che detestava le vasche da bagno.... appunto come l'interprete sublime della Norma.
Fu in quella Villa d'Este che la disgraziata s'infangò nella tresca più deplorevole col proprio servo Bartolommeo Bergami, complice una sorella di costui, diventata (o meglio improvvisata) contessa Oldi!... La principessa di Galles poteva citare peraltro a propria attenuante.... il marito; colui che divenne Giorgio IV d'Inghilterra!... Quel topazio di sposo nella prima notte di matrimonio dormì ubbriaco su un tappeto.... Inutile riandare qui lo scandaloso processo della Messalina del Lario, svoltosi a Londra collo scopo di escluderla dai diritti della Corona; processo che si risolse in favore di lei per la debole maggioranza dei giudici.... Inutile ricordare i turpi giuochi detti “del turco Maometto„ che tanto divertivano a Villa d'Este Carolina, e i balli adamitici ai quali ella assisteva con folle tripudio alla “Barona„ presso Milano!
È meglio ricordare ch'ella, sull'esempio della regina Teodolinda, aprì la bella via che da Como conduce a Villa d'Este; è meglio ricordare le beneficenze che versò a larga mano; eppure ella ne raccolse l'ingratitudine più nera, più vile; i suoi maggiori beneficati divennero, infatti, i suoi più accaniti accusatori nel processo di Londra!
La disgraziata Carolina lasciò ogni aver suo a un trovatello, Guglielmo Austin, che i nemici facevano passare per suo figlio adulterino, con facile calunnia che venne sbugiardata dai tribunali. Morì d'improvviso in Inghilterra, dove avea fatto ritorno, prima acclamata, poi oltraggiata dal popolo: morì (si disse) per avvelenamento, lasciando l'ordine che sulla sua tomba s'incidessero queste parole: “Qui giace Carolina Amelia Elisabetta di Brunswick, vilipesa regina d'Inghilterra.„
“Una bella donna non par quasi che tocchi il terreno: piega la testa de' flori e ne sparge il profumo, senza calpestarne pur uno„, scriveva un giorno il buon Silvio Pellico al fratello Luigi. Queste parole si poteva ripeterle per Maria Letizia Wyse, figlia di Letizia Bonaparte, quando, lasciata la nativa Waterford, sposò, per volere della madre, il vecchio belga Solms. Allorchè il buon Solms morì nel 1863 a Torino, si dubitava che fosse esistito; pareva un personaggio favoloso....