Non erano passati quindici giorni dalla morte del vecchio, che la bellissima Maria Letizia sposò, in seconde nozze, nella capitale del Piemonte, Urbano Rattazzi, gran capo della Sinistra, e innamoratissimo della dea, dinanzi alla quale anche Vittor Hugo s'inchinava rapito, chiamandola la sua “Rodope„. E gli sposi Rattazzi andarono a nascondere la loro felicità in un villino solingo sul Lario, fra Como e Blevio; non lungi, quindi, dalla principessa Belgiojoso.

La loro camera nuziale era circondata da ampii, limpidi specchi: il cielo del padiglione, che copriva il talamo beato, era anch'esso uno specchio.... Tanti specchi opposti ripetevano all'infinito i sorrisi dei felici mortali, lo spettrale Urbano e la volante Maria; la quale, nello smagliantissimo veglione del carnevale del 1860 alla Scala, era comparsa così poco vestita da mettere in grave imbarazzo i portieri del teatro. Maria Letizia Rattazzi-Solms-Wyse (divenuta poi anche de Rute) scrisse, nei dolci silenzii del Lario, parecchie calde pagine de' suoi romanzi vissuti e stampati. Ma una notte, a Parigi, ella perdette al giuoco il grazioso nido del Lario; e il villino fu acquistato dalla sposa del marchese Luigi Capranica, il romanziere di Giovanni dalle bande nere; il quale strappò subito tutti quegli specchi, perchè il letto, riproducendosi all'infinito in quei cristalli, facea provare la poco allegra sensazione di trovarsi in un ospedale.


Questo era il quadro che circondava la principessa Cristina Belgiojoso nel suo villino del lago. Ma non mancavano, per fortuna, altre immagini: immagini serie; immagini patriottiche.

La regale Villa dell'Olmo, di fronte alla sua riva, era stata tramutata in caserma al ritorno degli Austriaci per punire, anche con quello sfregio, l'aristocrazia lombarda che si era messa alla testa della rivoluzione. E sulla riva di Blevio era nato, da poveri pescatori, il prete Tommaso Bianchi, mazziniano della Giovine Italia, morto d'improvviso fra i tormenti, che gl'implacabili interrogatorii del tristo Bolza infliggevano alla sua povera testa avvampante di febbre....[153]


Quante memorie della Giovine Italia, del Quarantotto e de' lunghi suoi esilii dovevano assalire la principessa!... Ma ella mai parlava del suo passato; mai ricordava le vicende subìte; mai una parola dei tanti uomini gloriosi, che un giorno le avevan fatta corona!... Quella dama, che, scossa da tante vicissitudini, avea viaggiato in Europa e nell'Asia, pareva a Blevio una semplice madre di famiglia che mai fosse uscita dalla cerchia del villaggio nativo.

Un giorno, ecco nel suo villino di Blevio, sbarca un “avanzo„ della colonna Belgiojoso del Quarantotto! Il bravo veterano, riconoscente, voleva porgere il proprio omaggio all'antica condottiera. La principessa lo fa entrare e gli domanda brusca:

— Chi siete?

— Sono Varesi!