Qualche amica di Blevio ricamava sull'odore di farmacia che il narghilé tramandava, le più graziose variazioni.... Poichè la società femminile che a Blevio circondava la principessa come una corte, scintillava di spirito; uno spirito mondano, sprizzante da un quartetto femminile allegrissimo, nel quale primeggiava, chi mai lo crederebbe?... la vedova del martire dello Spielberg, Federico Confalonieri.

Il fiero conte Confalonieri era spirato miseramente sulle nevi d'Hospenthal, fra le braccia della seconda moglie, Sofia O' Ferrall: era spirato lassù, quando, esasperatissimo per l'amaro opuscolo della Belgiojoso, Studii intorno alla storia della Lombardia negli ultimi anni, avea d'improvviso abbandonato Parigi e, nel cuor d'un orrido inverno, era salito colla moglie Sofia sul Gottardo. Marco Minghetti disse che “il secondo matrimonio del Confalonieri fu la profanazione del primo„. Ingiusto giudizio, perchè Sofia O' Ferrall (che il Confalonieri conobbe a Parigi dama di compagnia della dolce contessa Anna Dubourg) fu pazientissima, santa infermiera del martire, sì sofferente e sì insoffribile per i modi sprezzanti e per gli scoppii delle sue collere tremende. Egli faceva dormire la moglie a' piedi del proprio letto sopra un semplice materasso per terra: e la poveretta doveva accorrere ogni momento presso l'infermo, che, tormentato dall'idrope e da altre atroci malattie e da acerbissimi ricordi, avea continuo bisogno di soccorsi, di blanditrici parole. Quando il conte spirò fra le nevose bufere del Gottardo nel 10 dicembre del 1846, Sofia ne sofferse acerbo dolore; e si consolò solo apprendendo che il Club dell'Unione a Milano, con il patriota Gaspare Rosales d'Ordogno alla testa, preparava sulle alture di Hospenthal in onore dell'illustre marito un monumento.[155] Ma, più tardi, Sofia O' Ferrall provò il beneficio del tempo.... e dell'indipendenza. Si ritrasse sola in una povera casetta, sull'altura verde di Blevio, accanto a quella principessa Belgiojoso, ch'era stata col suo severo opuscolo la causa involontaria della morte del Confalonieri, martire sacro alla patria.

Sofia O' Ferrall era brutta, dal viso schiacciato, ma i suoi modi signorili dimostravan la razza. Ella discendeva, infatti, da nobilissima famiglia, già signora d'Annaly in Irlanda, e caduta in misere condizioni. Non ostante le torbide cose che la principessa Belgiojoso avea pubblicato contro il Confalonieri in quell'opuscolo, Sofia O' Ferrall divenne la più intima amica di lei.

Lo spirito di Sofia volava pronto, rapido, ma pungente: champagne diventato aceto. Morì a Blevio, povera, e in età ancor fresca.


Altra visitatrice della Belgiojoso era Matilde Juva, nata Branca. Questa signora, che nel suo salotto di Milano ricevette per lungo tempo i sovrani della musica, avea blanda voce quando parlava; incantevole quando cantava. Alta, dalle spalle marmoree che nelle serate invernali spiccavano ancor più sull'abito di velluto nero o rosso, allora di moda, graziosa nel gesto delle mani, elegantissima nell'insieme, Matilde Juva avea destato ammirazioni devote nel principe Giuseppe Poniatowski, autore di dodici opere, quasi tutte nate morte, ma degno di ricordo per il suo appassionato amore dell'arte. Il principe scrisse per la Juva alcune romanze che servivano da lettere d'amore. Quando Matilde spiegava sul lago la voce estesissima e melodiosa, le anime rapite salivan nell'estasi. Quando in barca, al chiaror della luna, la Juva cantava la Sonnambula (creata dal Bellini in quello stesso lago) oppure la famosa anacreontica del Vittorelli:

Guarda che bianca luna!

Guarda che notte azzurra!

Un'aura non susurra,

Non tremola uno stel....