E da Antibo il 19 gennaio 1831, lo spione, dopo d'aver dipinto all'Hartig lo spirito della popolazione di Nizza, torna a sparlar della fuggiasca:

“Ho saputo a Nizza che la principessa Belgiojoso fu fatta passare il Varo da un negoziante di Nizza per contrabbando; e jeri ho letto con gli occhi miei alla Mairie il passaporto svizzero con cui si è introdotta in Francia. In esso, ella è qualificata per Trivulzi Belgiojoso, dama, nata svizzera; ed il passaporto è datato da Lugano sotto il giorno 5 ottobre 1830. Essa è passata sola con la sua cameriera: le si è dato un passaporto provvisorio per Hyères presso Tolone, ed ha detto che riprenderà il suo al ritorno. Il cuoco, il cameriere ed un giovanetto che passa per corriere, sono rimasti in Genova con tutti i di lei effetti. Questi individui hanno fatto l'impossibile presso il Governatore per ottenere un passaporto onde raggiungerla, ma sempre invano.„[15]

Andò un giorno famoso il cavaliere d'Eon de Beaumont, spia francese, travestito da donna, che penetrava dovunque.... Pietro Aretino, Pietro Dolce, Pietro Svegliati, e un altro spione, che si firma Attilio Regolo, non hanno bisogno di travestimenti femminili per introdursi nelle famiglie milanesi, più che altrove facilmente ospitali. Attilio Regolo assume l'aria d'uno smemorato, d'un'oca, come mi scrisse un amico, figlio di chi allora cadde vittima di quel tristo.

La principessa, intanto, è arrivata penosamente in una diligenza da Marsiglia a Tolone, dove scende colla sua cameriera e col suo unico sacco da notte all'albergo della Croce d'Oro. Vi si ferma poche ore, chè si fa condurre in carrozza a un ridente casino di campagna a Kockerane, sulla riva del mare. In quel casino, abitato da famiglie inglesi, la fuggitiva conta di riposarsi dalle malattie, dalle fatiche, dalle emozioni.

Per avere notizie della Belgiojoso, la spia corre alla Croce d'Oro, ne interroga l'albergatrice, poi penetra nella casa d'un italiano, certo Monteggia, figlio del celebre chirurgo lombardo; e così comunica all'Hartig:

“Sono stato a trovare (Place du Lycée N. 3) il Monteggia milanese, professore al liceo di lingua italiana; ma l'ho trovato a letto oppresso da una gagliarda febbre reumatica; ciò che mi ha impedito d'avere una lunga conversazione con esso: ho però parlato a lungo con la di lui moglie, ch'è un'amabile milanese, liberalissima, lattante un piccolo bambino. Ella mi ha raccontato che la principessa Belgiojoso le ha scritto pochi giorni sono da Kockerane che il Governo austriaco ha sequestrato tutt'i suoi averi per forzarla a ritornare in patria, ciò ch'ella non intende di fare, e che prevede che, così durando le cose, sarà presto forzata di venire a Marsiglia a far uso de' suoi talenti per procurarsi il modo di vivere. Ciò che mi ha fatto veramente ridere; e la Monteggia ha convenuto meco che ha una testa tutta romanzesca.„[16]

Era vero anche questo: il Governo austriaco le avea sequestrate le sostanze, che salivano a più milioni. Morendo, il padre suo l'avea lasciata, infatti, unica erede sotto la tutela d'un Trivulzio. L'editto contro la principessa, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e sulle cantonate di Milano, suonava così:

Viene d'ordine superiore ingiunto alla principessa Cristina di Belgiojoso nata Trivulzio di ritornare negli Stati di Sua Maestà Imperiale Reale Apostolica, e di far constare del ritorno, presentandosi a questa Delegazione provinciale nel termine di tre mesi sotto la comminatoria d'essere dichiarata morta civilmente e della confisca di tutt'i beni, i quali si dichiarano intanto posti sotto rigoroso sequestro.

Anche la morte civile!... Il bando recava la firma d'un Torriceni, delegato provinciale, e d'un conte Rovida, segretario, che infiorava a quel tempo le strenne di melliflue strofette.

Ma la principessa avrebbe chiesta la grazia all'imperatore? Ne riparleremo più tardi. Intanto, ella volgea l'animo a Giuseppe Mazzini, al capo cospiratore romantico, che si sentiva inviato da Dio sulla terra per frangerne le catene, per librare le anime nel cielo dell'Ideale. Come splendeva il lampo degli occhi neri del pallido ligure! Come risuonava negli animi la sua parola! Le pagine sue avean l'accento e l'immagine dei biblici profeti: ed egli parea un profeta, un salvatore ai profughi, che nella sua promessa sentivano quasi gli echi di Gesù, quando il Divin Maestro dalla montagna esclamava alle turbe: “Beati quelli che soffrono persecuzioni per amore della giustizia, perchè è di loro il regno dei Cieli.„