Sotto i miei piedi, con mite richiamo

Forse ti lagni perch'io ti calpesti.

Mentr'eri viva sul verde tuo ramo,

Passai sovente, e di te non pensai;

Morta ti penso, e mi sento che t'amo!

Così Ad una foglia. Qui, il sentimento più raffinato della natura; qui, il sentimento di pietà e l'affetto pei semplici; e questo affetto dilaga in tutto il gigantesco lavoro del Tommaseo, in cui non trovi neppure un gesto, neppure un accenno di accondiscendenza verso chi venne dalla sorte ingiustamente innalzato. E son credenti, anime devote a Dio, questi poeti che accarezzano gli addolorati e gli umili. Peccato che il demone dell'astio letterario (vecchio demone d'Italia) abbia suggerito al Tommaseo un crudele epigramma contro l'infelicissimo Leopardi. È la macchia del suo alloro.


Nicolò Tommaseo si rifugiò povero a Parigi nel 1838, essendo stato espulso da Firenze, a motivo di due articoli suoi nell'Antologia del Vieusseux; due articoli di critica letteraria, che parvero offesa ai governi e minaccia di ribellione: l'uno intorno a un poema, Pietro di Russia, l'altro.... su Pausania! A Parigi andò ad alloggiare in una buja stanzuccia al numero 3 della Rue du Marais St.-Germain; l'anno dopo, cambiò casa, al numero 2 della Rue de la Bienfaisance.

Egli, esule ignoto, andò a riverire l'esule illustre nativa di quella Milano che lo aveva confortato nei giorni desolati. In casa della Belgiojoso, il Tommaseo conobbe lo storico Francesco Mignet, che tanto nobile posto occupò nel cuore della principessa e al quale consacreremo più innanzi alcune pagine. E al Mignet, Nicolò Tommaseo dedicò, alcuni anni dopo, le Scintille.

La Belgiojoso inspirò al profugo dalmata accese poesie? Finora non è stato possibile trovarne: forse è a lei, che il poeta allude in una pagina del romanzo Fede e bellezza; romanzo originale in varii punti, e che riflette parte della vita del Tommaseo e della vita d'altri esuli italiani a Parigi. La pagina è una confessione umiliante; è una pagina amara: