— Qual grazia! Quale eleganza in quel corpo! I suoi occhi sono d'un azzurro profondo come il firmamento. — E disse ancora.... Ma è meglio ripetere le sue parole in francese, quali la signora Carolina Joubert le riferisce:

“C'est que rarement j'ai rencontré chez une blonde l'accent entraînant de nos beautés méridionales. A Paris, jusqu'ici, seule, la duchesse d'Elchingen m'avait inspiré pareil sentiment d'admiration; j'espère que M. de Musset appréciera, comme je le fais, la beauté de M.lle de C.... et cela amènera une heureuse diversion au sentiment qu'il croit ressentir pour moi, et qui gâte absolument nos relations.„

— Je me pris à rire en hochant la tête (soggiunge la signora Carolina).

— Que voulez-vous dire?... domandò la principessa.

— Que cette façon de guérir un coeur blessé par une blessure nouvelle n'a pas toujours réussi.

Alfredo partì per la Normandia; ma prima andò a prender commiato da madama Joubert. Pareva irritato contro la principessa, ripetendo: “Saprò io farle vedere ch'ella non ha il diritto di trattarmi così leggermente!„ Tanto è vero che quando si ha torto si vuol avere ragione.

Una rottura era inevitabile.

Una sera (è l'Houssaye che questa volta racconta) nel salotto affollato della principessa (Madame Joubert dice nel suo!...) Alfredo de Musset si divertiva a disegnare, da dilettante, in un circolo di curiosi e di curiose; e arrischiò un paradosso: che si poteva fare benissimo la caricatura più buffa del più bel volto.

— Non della principessa, — gli dice una vicina.

— Precisamente, come un'altra, — risponde il poeta-caricaturista.