Molti anni dopo, un parente della Belgiojoso le domandava a Milano:

— E Alfredo de Musset?...

Ed ella, con disprezzo:

— Oh! aveva dei gran brutti gilets!

Ma un altro immortale poeta bramava di dominare sull'animo di Cristina Belgiojoso. Quel poeta era tedesco e si chiamava Enrico Heine.

L'arrivo a Parigi del biondo originale umorista dai finissimi lineamenti, dalla bocca purpurea, fu uno dei più fortunati. Nel “cervello del mondo„, come il Balzac prima e Victor Hugo poi definiron Parigi, Enrico Heine vinse presto le diffidenze. Nella patria dell'esprit, lo spirito, spesso diabolico, dell'Heine, piacque assai; pareva lo spirito del Voltaire redivivo. E infatti si è indotti a esclamare: com'è francese questo tedesco! nello stesso modo che di Ettore Berlioz si esclama: com'è tedesco questo francese!

Nel suo Parigi or fa cinquant'anni, Terenzio Mamiani ci porse un nitido ritratto di Enrico Heine, dicendo ch'ei “già moveva rumore per qualche saggio di poesia, nè i Parigini si davan pace che egli possedesse nel conversare tanto spirito epigrammatico quanto essi, e sopra più un maneggio mirabile dell'ironia e non poca vena dell'humor inglese. Era giovane allora, con una capigliera biondissima e folta, con bel colore di carne, con occhi piccoli ma scintillanti, e con bocca vermiglia e ben contornata, salvo ch'ei la torcea un poco dal lato destro ghignando più presto che sorridendo.„ Così il Mamiani, che avvicinò Enrico Heine e lavorò con lui per fondare a Parigi l'Europe littéraire.

Madame Joubert racconta ne' Souvenirs che Enrico Heine ammirava assai lo strano genere di bellezza di Cristina Belgiojoso, la sua intelligenza vivida e seria, il suo spirito. Il satirico poeta avea, peraltro, tentato di lanciare qualche celia mordente alla dama; ma ella gli aveva risposto pronta in modo da fargli passare per sempre la voglia della replica.

E un altro mutamento avvenne in Enrico Heine. Appena s'accorse che le proprie velleità di dominazione sul cuore della principessa apparivano alquanto risibili, giocò una carta bellissima: ebbe lo spirito e la finezza che Alfredo de Musset ed altri adoratori della Minerva lombarda non ebbero: di mutare quelle velleità in reverente amicizia. Alfredo de Musset, da buon latino, pensò alla vendetta; Enrico Heine, non ostante lo spirito suo schernitore, agì, almeno questa volta, da buon tedesco.

Un critico moderno, Giulio Legras, nel libro Henri Heine poète, pone in rilievo l'amicizia devota dell'autore dei Reisebilder per Cristina Belgiojoso, pubblicando varie lettere del grande tedesco alla grande italiana; lettere delle quali rispetta la forma francese non sempre eccellente.