Nei giorni di sole, Agostino Thierry si faceva portare nel giardino della casa, fra gli alberi e i fiori; e là ristava, seduto, immobile su una poltrona, cogli occhi che parevano velati da un triste sogno, ed erano velati dalla cecità e dalle lagrime.
Nella sventura, Agostino Thierry trovò altri conforti, un supremo conforto: la Fede. La sua non fu una conversione, ma un ritorno. E ritornò ad essere cristiano, ad essere cattolico. Nella crudele sua tenebra, quella, quella era la sua luce! Morì nel 1856, quando il turbine degli avvenimenti politici avea divelto dal fianco del grande sventurato la benefattrice, che serbò mesta, religiosa memoria dell'amico. La malignità umana non mancò di gittar bava anche sull'opera spontanea d'alta carità della principessa: dicevano ch'ella volle seco il Thierry per attirare maggiormente gli sguardi di Parigi; ch'ella volle far pompa teatrale del beneficio. Ma la malignità umana non poteva soggiungere (almeno quella volta.) che Cristina Belgiojoso volea vedersi genuflesso dinanzi un nuovo adoratore della propria bellezza.... Un cieco?... — Ed un alto, nobile carattere qual era il Thierry, avrebbe sopportata un'ostentazione melodrammatica, per dodici lunghi anni?... Poichè tanti ne visse là, presso la principessa Belgiojoso, colui che lo Chateaubriand chiamò l'Omero della storia.
La benefica gentildonna dovette avvezzarsi all'ingratitudine, e non la curò. Nel marzo del 1837, quand'ella volle tenere nella propria casa, a Parigi, una pubblica vendita d'autografi d'illustri, a tutto beneficio degli emigrati italiani poveri, un italiano disse: “Chi diede alla signora Belgiojoso il diritto di pensare ai nostri dolori?„ Lo riferisce in una lettera a Gino Capponi Nicolò Tommaseo, il quale, nelle Memorie inedite, dipinge la Belgiojoso, “ingegnosa donna e gentile e buona, e più calunniata che rea„.[70]
X. Una folla d'immortali.
Canta il principe Belgiojoso. — Rossini al piano. — Giulia Grisi e il tenore Mario. — Meyerbeer e i gatti. — Thalberg. — Un altro pianista: Döhler. — Chopin e gli esuli polacchi a Parigi. — Un pittore irritato: Delacroix. — Bella scenetta! — Il ritratto della Belgiojoso dipinto dal Lehmann. — Victor Hugo. — Alessandro Dumas padre e la sua bionda Ida. — Balzac. — Sue supposizioni sulla Principessa. — Stendhal lo corregge. — Il poeta de Laprade. — Lamartine. — Chateaubriand. — Augusto Barbier. — Un traduttore di Dante. — La grandezza di Pellegrino Rossi. — Camillo Cavour in una seduta spiritica presso la Principessa. — Un improvvisatore. — Carattere del salotto della Belgiojoso.
Dalla rue d'Anjou Saint-Honoré, la principessa Belgiojoso aveva portato il suo celebre salon al numero 28 nella rue du Montparnasse, in mezzo agli alberi. Splendida era anche quella sua palazzina. Carlo Monselet, nelle Statues et statuettes, la descrive con pochi tocchi, così:
“Un cancello di ferro, di lavoro squisito e bizzarro, s'apre sopra un giardino disordinato, pieno d'ombre e d'erbe, sulle quali rotolano quattro o cinque caprette dalle zampe bianche e nervose. Una ragazzina, che ha portato dall'Italia sul volto un bacio del sole morente, passa, inseguendole, con una verghetta in mano. La casa è in fondo, a diritta, con delle torricelle di ferro agli angoli e sculture in alto.„[71]
L'interno delle sale presentava press'a poco lo spettacolo della palazzina di rue d'Anjou Saint-Honoré. Al piano terreno, abitava il principe Emilio Belgiojoso, che, nel frattempo, s'era riavvicinato alla moglie. Quasi tutte le sere, egli saliva, cantarellando, per una scaletta a chiocciola e compariva nelle sale della principessa, in mezzo a un concerto musicale, di cui diventava il re colla divina sua voce, colla sua grazia.
I concerti, infatti, si susseguivano continui. Nelle sere di carnevale, erano concerti allegri, e la musica di Gioachino Rossini ne faceva riccamente le spese: il principe cantava e il maestro lo accompagnava al pianoforte. Nelle sere di quaresima, si eseguiva, invece, tutta musica religiosa; ma anche allora, il Rossini imperava col suo Stabat Mater. I cantanti più celebri dell'Opéra-Italien prodigavano in quelle sale le loro note sublimi. Ecco il soavissimo canto a mezza voce di Giulia Grisi; una carezza!... Il povero Vincenzo Bellini ha scritto per lei I Puritani.... E Gioachino Rossini la guarda felice quand'ella gli canta un'aria dell'Otello o del Barbiere di Siviglia. Nata a Milano, Giulia Grisi s'avvicina alla principessa sua concittadina e parla con lei in meneghino purissimo: e la principessa sorride mostrando le sue belle file di denti che Alfredo de Musset ha ancora l'ingenuità di descrivere.... al principe Emilio Belgiojoso, suo amico, intimo compagno di cene: “Ce sont de petits boutons d'oranger blanc, enchassés dans du satin groseille, qui servent de dents à cette belle personne.„