All'apparire del Delacroix, i duellanti troncano la lotta per accogliere con onore il celebre pittore di Dante e Virgilio; ma la ripiglian ben presto, e più accesa. La tenacissima italiana sostiene (al pari del Gioberti) la superiorità dell'Italia sulla Francia; non ammette neppure un dubbio!... Il Bixio, benchè d'origine italiana, sostiene che gl'italiani serbano in petto le loro convinzioni, laddove i Francesi, più franchi, non potrebbero sopportare in silenzio l'oppressione e si batterebbero subito.

— Non capisco, signor Bixio, — esclama la principessa, — non capisco come, essendo voi d'origine italiana, osiate esprimere tale giudizio!

Il Bixio ridendo (il che irrita la superba milanese) risponde: Io non dubito che, una volta appassionatisi, gl'Italiani si batterebbero bene per sostenere una causa; ma essi non lo farebbero di sangue freddo, per principio.

— Par principe! — grida la principessa in francese, bollente di collera improvvisa; — qu'entendez-vous par là?... Quel est le principe, pour un Français, qui ne fléchisse pas devant....

E qui, secondo Madame Jaubert, la principessa si sarebbe lasciata andare a una frase punto gentile verso i Francesi; ma non può essere, assolutamente; poichè nessuna volgarità poteva uscire da quelle labbra di gran dama. La Belgiojoso avrà risposto bruscamente, non ne dubito; ma in modo conforme alla sua eletta educazione. Tuttavia, un glaciale silenzio seguì alla risposta della principessa. Il Delacroix si levò tranquillamente e si diresse verso la porta del giardino. Quando s'annuncia il pranzo, la Belgiojoso manda il domestico Pietro ad avvertirne l'assente convitato: ma, dopo qualche istante, il servo ritorna dichiarando che il signore è partito. Tutt'i presenti si sforzarono, quella sera e dopo, a far comprendere che avevano dimenticato una parola sfuggita alla collera; ma Eugenio Delacroix non pose più piede in casa dell'illustre italiana.


Buon amico della principessa era il pittore Gérard. Il vecchio autore di Psiche che riceve il primo bacio d'amore sorviveva al genere di pittura che lo avea reso celebre in Francia. Colui che un giorno era chiamato il pittore dei re e il re dei pittori, seguiva fedelmente il caposcuola dei classici, David. Imitava con gelido pennello la bella antichità, il cui ideale pareva risorto, ma per morire soffocato fra le efflorescenze del romanticismo trionfante. Il buon Gérard voleva nelle proprie adunanze la principessa Belgiojoso, e andava spesso da lei, lieto di riceverne un sorriso di ringraziamento.

Quando la Belgiojoso cominciò a frequentare le piccole stanze del Gérard in cui si protraevano fino a tarda ora i crocchi animati, erano scomparsi i personaggi che, prima della rivoluzione del luglio 1830, si facevano ammirare per quella delicatezza elegante e per quella dignità semplice e naturale che formavano il precipuo carattere del ramo primogenito dei Borboni. Vi andavano tre amici italiani: Terenzio Mamiani, il conte Carlo Pepoli e Gioachino Rossini, che cantava egli stesso le arie del suo Barbiere di Siviglia con un brio indiavolato; v'andava un poeta estemporaneo allora assai noto, Luigi Ciconi, e oggi ignotissimo. Fido al Gérard, il Ciconi ne raccolse l'ultimo sospiro dopo d'averlo, coll'ardore d'un missionario, infervorato alla Fede e invaghito del cielo. Madame Ancelot, che ci fornisce questi ragguagli nel libriccino spirante bontà Les salons de Paris: foyers éteints, delinea la principessa Belgiojoso come eccitata dall'ambiente:

Sa vive imagination, excitée par les scènes tumultueuses de notre époque, ne pouvait se restreindre aux paisibles émotions et aux succès fémenins que l'on trouve dans les salons. Il lui fallait les émotions de la révolte et les succès du forum.

Nelle salette del Gérard, non s'incontrava più il tozzo Stendhal, l'impenitente innamorato di Milano; non più il cortese e furbo italiano Pozzo di Borgo, che a Parigi faceva della diplomazia moscovita col titolo d'ambasciatore; vi s'incontrava il dolce, raccolto poeta patrizio, conte Alfredo de Vigny, il poeta delle anime tranquille. Strano! Nella casa del Gérard andava frequente un pittore ch'era tutto l'opposto del Gérard: appunto quell'Eugenio Delacroix, pieno di slancio, di foga, d'ispirazione romantica, che lo avea fatto dimenticare. Ciò prova quanto il Gérard fosse di carattere buono ed elevato. Quanti così?...