Ces muses qu'on voyait, au doux pays de Grèce,

Fouler les vallons, d'un pied blanc?

Così un poeta francese, Augusto Desplaces, descriveva quel ritratto in rima, mentre il Balzac della caricatura, Gavarni, lo rifaceva grottescamente in prosa su un periodico: la caustica prosa del suo lapis: e lo intitolava: un cas de cholera!

Quando il ritratto della principessa apparve esposto al Louvre, gran folla lo ammirò. Non è uno dei tanti ritratti; è una biografia, è la visione della principessa.

Cristina Belgiojoso è seduta sul ricco sgabello, di cui parla il poeta. Ha una larga veste bianca, dalle rigide pieghe, che le ricadon dalle spalle avvolgendola quasi in un peplo di sacerdotessa druidica. Il volto ovale, incorniciato dai capelli neri, lisci, pallido d'un pallor di morte, è rivolto a noi: e quei due grandi neri occhi sembra che vogliano scrutarci, per istrappare il nostro segreto. Quel ritratto passò a Milano. Nel rosso salotto della marchesa Luigia Visconti d'Aragona (colei che la principessa chiamava teneramente sorella) quel ritratto illuminava tutta una parete col suo chiaror di fantasma dominatore.

Enrico Lehmann è famoso per altri ritratti: del Liszt, di madama d'Agoult, della moglie d'Arsène Houssaye, di Alfonso Karr. Nel 1852, fu incaricato di decorare la sala delle feste all'Hôtel de Ville a Parigi; ed egli ebbe l'eroico coraggio d'eseguirvi in soli dieci mesi cinquantasei composizioni. Negl'incendii della Comune, quelle pitture furon divorate dal fuoco coll'intero palazzo.


Quali altre magnifiche figure d'immortali vediamo ora nel salotto di Cristina Belgiojoso a Parigi? Ecco due sovrani dell'immaginazione: Victor Hugo e Alessandro Dumas padre.

Quando sulla soglia del salotto della Belgiojoso, appare la nobile figura di Victor Hugo, sembra che comparisca un nume, tanto gli sguardi curiosi e reverenti si rivolgono a lui. Ed egli è, veramente, il dio del romanticismo; è il grande poeta delle immagini come il Balzac definisce, nello studio sullo Stendhal, il poeta delle Orientales, che dell'Oriente ha i fulgori. Mentre il Balzac è il descrittore freddo, spietato, formidabile, delle misere realtà umane, Victor Hugo è l'infiammato cantore degl'ideali; è il vindice dei calpestati diritti del popolo, il poeta dell'umana giustizia con visioni sideree. Quando ei siede accanto alla principessa, ella sembra una delle visioni incarnate del sommo poeta. Le signorine avvicinandosi a lui, s'inchinano; si dan l'aria d'angeli in adorazione; e passando davanti allo specchio, guardano forse (chi sa?) se son loro spuntate le ali.... L'eccelso poeta diffonde luce dintorno, luce nei cuori dei giovani; eppure neanche allora il centro del salotto della Belgiojoso diventava Victor Hugo; rimaneva Cristina Belgiojoso. Forse per questo, Victor Hugo, che voleva essere idolatrato, metteva di rado il piede nel salotto?...

Alessandro Dumas padre interviene di tratto in tratto ai sabati della principessa, che aveva scelto quel giorno per le riunioni numerose; e una volta l'autore del Conte di Montecristo ha il coraggio d'entrare, tutto raggiante di gioja, colla propria amante, l'attrice Ida Ferrier, una bellissima creatura bionda, le cui perfezioni di statua greca son decantate da un magico descrittore della bellezza, Teofilo Gautier, nel libro Les belles femmes de Paris. Ida Ferrier, nata a Nancy da una levatrice e da un padre che si fece conoscere con qualche ritardo, rappresentò nel dicembre del 1837 a Parigi, nella tragedia di Alessandro Dumas padre, Caligola, la parte di Stella. Le intime relazioni di lei col romanziere più immaginoso della terra, non erano più un mistero per alcuno. La principessa accolse con sorridente cortesia il Dumas, ma non degnò nemmeno d'uno sguardo l'attrice, la quale, invece, era entusiasta della principessa, dell'Italia e degl'Italiani.