E il Balzac? Il possente romanziere incontrò e conobbe la principessa presso il pittore Gérard; ma ella non gli piacque, se dobbiamo credere a quanto egli scrisse alla sua madama Hanska, divenuta poi sua moglie:
“Elle a le bonheur de me déplaire.... Sa maison est bien tenue; on y fait de l'esprit. J'y suis allé deux samedis; j'y ai diné une fois; ce sera tout„
Henry Beyle (o Stendhal) che amò tanto Milano dove, venutovi al domani della battaglia di Marengo, trovò un ideale adorato (ma invano adorato) in Matilde Dembowski, — ci mostra nella sua troppo lunga Chartreuse de Parme una Gina Pietranera, radiosa stella follemente amata da un potente diplomatico, Mosca. Costui (ch'è sposato) brama d'averla vicina senza pericoli; perciò la fa maritare a un vecchietto settuagenario “immensément riche„ il duca Sanseverina-Taxis. La duchessa Sanseverina è Diana colla voluttà di Venere, colla soavità delle Vergini di Raffaello, colla passione italiana, — osserva il Balzac nel suo Étude sur Henry Beyle; e aggiunge che, nello stesso tempo, è Madama de Montespan, Caterina de' Medici e Caterina II.... E il Balzac crede di trovare l'originale di tanto ritratto nella principessa Belgiojoso!...
“M. Beyle a-t-il eu quelque femme en vue en peignant la Sanseverina? Je le crois. Pour cette statue, comme pour le prince et pour le premier ministre, il y a eu nécessairement un modèle. Est-il à Milan? est-il à Rome, à Naples, à Florence? Je ne sais. Quoique je sois intimement persuadé qu'il existe des femmes comme la Sanseverina, mais en très-petit nombre, et que j'en connaisse; je crois aussi que l'auteur a peut-être grandi le modèle, et l'a complétement idéalisé. Malgré ce travail qui éloigne toute ressemblance, on peut trouver dans la princesse Belgiojoso quelques traits de la Sanseverina. N'est-elle pas Milanaise? N'a-t-elle pas subi la bonne et la mauvaise fortune? N'est-elle pas fine et spirituelle?„
Quest'era una delle tante fantasie del gigantesco romanziere. Enrico Beyle non s'era neppur sognato di prendere la Belgiojoso per modello della duchessa Sanseverina idolatrata da un Mosca; — nel quale Mosca il Balzac ravvisa.... chi mai?... il principe di Metternich; proprio quel Faraone dell'assolutismo, che Cristina detestava.
Lo studio del Balzac apparve nella Revue parisienne del 25 settembre del 1840; e al Balzac rispose nel 30 ottobre lo stesso Stendhal, allora console di Francia a Civitavecchia, e rivoluzionario. Riguardo alla principessa Belgiojoso, lo Stendhal gli risponde che s'inganna: “Je n'ai jamais vu madame Belgiojoso„; ed aggiunge che non ha neanche voluto copiare il principe di Metternich da lui veduto solo nel 1810, quando il bellissimo e dispotico principe portava un braccialetto formato con una ciocca di capelli d'una signora C.... M....[73]
Un poeta (successo poi ad Alfredo de Musset nel soglio dell'Accademia) sperava di spetrare anch'esso l'animo della diva lombarda; era Vittore de Laprade, artefice di lamartiniani versi melodiosi, e autore d'un delicato poema Psiché pel quale passa un soffio panteistico antico.
Il buon Laprade credeva di trovare nella principessa la sua “anima gemella„. Pretendeva di suonarlo egli un sempiterno a solo di flauto, in mezzo a un'orchestra piena d'ardori....
Il sospiroso Alfonso Lamartine non andava dalla principessa, che, conoscendo il poeta delle Meditations e delle Harmonies ben poco amico dell'Italia, non volea vederselo dinanzi. Vi andava bensì Guglielmo Pepe, il cui cugino Gabriele Pepe avea sfidato il Lamartine a duello per la famigerata frase sull'Italia “terra dei morti„. Guglielmo parla con onore della principessa nelle proprie Memorie, là dove con gratitudine ricorda averlo la generosa compatriota protetto un giorno, in un pericoloso frangente, presso un signor Denis, maire d'Hyères.[74]