Margherita Power, divenuta per il secondo suo matrimonio lady Blessington (il primo marito si chiamava il capitano Saint-Léger Farmer), era nata da un piccolo proprietario di quella irlandese contea di Waterford, dove più tardi vide la luce un'altra regina della moda, un'altra autrice di romanzi mordenti: l'avventurosa Maria Letizia Wyse, sposatasi prima al vecchio de Solms; poi al ministro d'Italia, Urbano Rattazzi; quindi al giornalista spagnuolo De Rute; morta nel febbrajo del 1902. Lady Blessington era un portento per la finissima bellezza, per l'eleganza suprema ch'ella imponeva alle dame inglesi; le quali la detestavano, non potendole perdonare l'audacia colla quale ella smascherava nei proprii romanzi l'ipocrisia dei puritani d'Albione. Fra i tanti romanzi sociali di lady Blessington, uno ne emerge: Le vittime della società; ma noi italiani dovremmo conoscere ancor più L'ozioso in Italia, che fa il pajo con l'altro suo libro d'impressioni di viaggi, L'ozioso in Francia. Nell'Ozioso in Italia, lady Blessington descrive gli azzurri del cielo di Genova, di Firenze, di Venezia, di Roma, i monumenti, i capi d'opera dell'arte moderna, la società italiana; riferisce le conversazioni avute con lord Byron, al quale ell'aveva portata una lettera del poeta Tommaso Moore; ma non dice ch'ella viaggiava col marito e coll'amante suo, insieme, il conte Alfredo d'Orsay.... Erano i comodi costumi d'allora.... Lord Byron s'affrettò a informare di quella trinità viaggiante Tommaso Moore con un piccante biglietto da Genova, prima d'imbarcarsi per la Grecia insorta; biglietto che non venne tradotto da Carlo Rusconi fra le lettere del poeta d'Aroldo. Lady Blessington difese lord Byron contro le accuse lanciategli dall'Inghilterra: il suo Diario di Conversazioni con lord Byron contrasta simpaticamente colle infamie che sul grande poeta pubblicò nel 1869 Enrichetta Beecher-Stowe; questa arrivò al punto d'accusarlo d'amore incestuoso con la sorellastra Aurora Leight; e non si accorgeva che con sì orrenda accusa, avventata nella Vera storia di lady Byron, macchiava il fulgente alloro guadagnatosi colla Capanna dello zio Tom, che tanto contribuì a spezzare le catene degli schiavi americani. Ma l'accusa era vera!
La principessa Belgiojoso apprezzava il coraggio di lady Blessington, di questa bella Amazzone della letteratura inglese, e si divertiva a udirla parlare con tanto spirito delle gelosie della povera Teresa Gamba contessa Guiccioli, l'amante di lord Byron, la quale, perduto il glorioso e bellissimo amico suo nel 1824, morto in Grecia, non seppe consolarsene neppure fra gli spassi di Parigi e della corte di re Luigi Filippo, dove, come un fiore del giardino italico, venne portata dal secondo marito, il marchese de Boissy. Questo gentiluomo francese non era meno balordo del vecchio conte Guiccioli di Ravenna, il primo marito della charming contessa Teresa, come lord Byron definiva quella damina molto piccola, molto bionda, molto bianca di carni, molto opulenta nel busto stretto alla vita, molto seducente nel sorriso. Si racconta che il marchese de Boissy presentasse al re Luigi Filippo la sposa con queste parole: “La marquise de Boissy, ma femme, ci-devant maîtresse de lord Byron!„ Quando lady Blessington andò a trovare a Genova lord Byron, questi si divertì a corteggiarla sotto gli occhi di milord Blessington, del conte d'Orsay e della charming Guiccioli, che ne sentiva (dicea la brillante scrittrice) tutti gli aghi della gelosia. Lady Blessington morì a Parigi nel suo palazzo di rue du Cercle; la contessa Guiccioli (che andava pure a visitare la Belgiojoso, subendone sorridente la superiorità intellettuale) morì settuagenaria a Firenze co' suoi antichi riccioli a spirale sulle tempie e colla sua grazia innata, che gli anni non aveano illanguidito d'una sfumatura; morì dopo d'aver difeso anch'essa il suo adorato indimenticabile poeta.... colla penna! L'amore che fa tanti miracoli, fece anche quello di trasformare la colta dilettante di poesia in vera autrice. Chi oggi può leggere il libro che la Guiccioli pubblicò a Londra: Ricordanze di lord Byron?... È quasi introvabile.
Entusiasta per la principessa Cristina Belgiojoso si mostrava (dice Camillo Cavour nel Diario inedito) Madame de Boigne. Questa dama, autrice dello squisito romanzo Une passion dans le grand monde, era moglie di quel Boigne che durante il regno di Luigi Filippo primeggiò fra gli eroi del Jockey's Club e del Café de Paris: un semidio della moda.
Ma più delle ammirazioni di madame de Boigne, importava a Cristina l'amicizia calda e sincera d'una grande scrittrice: Giorgio Sand.
Nei crocchi mondani di Parigi, si ripeteva che la Sand avesse fatto lega colla Belgiojoso perchè questa canzonasse lietamente Alfredo de Musset, concedendosi, mercè lo spirito della patrizia italiana, il lusso d'un divertimento, in compenso del bel filo da torcere che il poeta le aveva dato dopo la procellosa avventura erotica di Venezia. Ma sarà vero?... La Sand fece più male co' suoi romanzi che colle sue passioni. L'aurea lingua de' suoi libri non li ha salvati dall'oblio; eppure quali pagine risplendenti di bellezza ci offrono Valentine e Lelia e Spiridion e Les sept cordes de la lyre! Sì, di bellezza; ma come certi fiori tropicali, quelle pagine emanano aliti che turbano il cervello di chi non è forte. I romanzi della Sand sono i romanzi delle signore mal maritate, che a tutti i costi vogliono uscire dalle loro catene, e non s'avveggono delle ingiustizie ch'esse medesime, cieche, commettono a danno degli altri. La ciarpa tricolore del sindaco è ben di rado l'arcobaleno della felicità; le signore mal maritate lo sentono, ne soffrono, e s'afferrano disperate al collo dei giovani liberi, spesso inesperti, e ne struggono come edere per sempre la vita, non immaginando nemmeno il delitto che, per soddisfare un febbrile egoismo, compiono dinanzi a quel Dio da esse tante volte implorato in ajuto dei proprii dolori.
La Belgiojoso amava grandemente la Sand, perchè questa tendeva a migliorare, come lei, le condizioni del popolo. La Sand fondò, infatti, un giornale settimanale col titolo: La cause du peuple, e divenne mazziniana fervente al pari di Madame d'Agoult.
Madame d'Agoult si mostrò mai amica della principessa Belgiojoso?... La natura le aveva create rivali. Tutt'e due volevano dominare nello stesso regno: Parigi. Tutt'e due s'eran gittate nei flutti della politica; ma Madame d'Agoult non possedeva il talento dell'italiana, per navigarvi sicura; non avea la meta dell'esule; meta fieramente contesa e bella: la libertà della patria. Madame d'Agoult, nota nella letteratura col nome di battaglia Daniel Stern, si limitava alla parte di seconda attrice.... con Giuseppe Mazzini. Le Lettres de Joseph Mazzini à Daniel Stern[83] mostrano quanta considerazione in materia politica, l'agitatore ligure nutrisse per quella donna; ma nella sua generosità di poetico sognatore egli scambiava talvolta per autentiche Minerve certe povere donnette....
Madame d'Agoult rappresentava anch'essa i liberissimi costumi femminei di quel tempo. Non mostrava alcun riguardo di viaggiare l'Europa col ben chiomato pianista Liszt, e di portare trionfalmente in società (come per esempio nel salotto della dolce contessa Maffei a Milano) i segni di non legali ma feconde tenerezze.