Ben più attraente di Madame d'Agoult era la contessa Anna Dubourg, una specie di contessa Maffei di Parigi.
Gli emigrati italiani e polacchi, fra il '33 e il '44, ricevevano a Parigi cordiali, calde accoglienze dalla contessa Anna, come la chiamavano. La genialità più squisita splendeva ne' suoi sguardi e nella sua parola. Tutt'i frequentatori del suo salotto le porgevano omaggi di devozione; tutti, anche lontani, la ricordavano. Nessun ingegno forte e ardito in lei; ma una grazia dolce e sorridente che avvinceva gli animi. Gli emigrati lombardi andavano tutti in casa della contessa Anna; vi andava anche l'illustre capo de' congiurati del '21, il conte Federico Confalonieri quando, liberato dai lunghi, cupi martirii dello Spielberg, rivide Parigi; e fu là, nel salotto della Dubourg ch'egli incontrò Sofia O' Ferrall, la donna eletta che, commossa alle sofferenze del patrizio somigliante a misero spettro, ed entusiasta di quel carattere indomito, se ne innamorò; ed egli la fece sua seconda moglie, per avere una compagna, un'infermiera. La prima moglie del Confalonieri, l'incomparabile contessa Teresa Casati, morì consumata da un dolor solo, — per l'adorato marito prigioniero: — morì nel settembre del 1830 in Milano, senza aver potuto almeno una volta riabbracciare colui che, con un grido (ben raro) del suo cuore la chiama nelle Memorie “martire santa dell'amor conjugale„.
Sofia O' Ferrall, danese d'origine, povera, era dama di compagnia della contessa Anna Dubourg; ma il superbo Confalonieri non fe' conoscere mai ad alcuno questo particolare. Noi ritroveremo più tardi, a Blevio, fra gli azzurri del lago di Como, in compagnia allegra, Sofia. La principessa visitava a Parigi la Dubourg: le voleva bene perchè schietta, perchè amica degl'italiani e dell'Italia.
Anche Madame Ancelot amava la patria nostra, ch'ella chiamava “ce fortuné pays de l'intelligence„ specialmente pei portentosi ingegni versatili, che la privilegiata terra nostra produce; “Il ne s'est trouvé un Michel-Ange qu'en Italie„ ella diceva. Terenzio Mamiani destava speciali ammirazioni in Madame Ancelot.... La buona signora ammirava in lui la conversazione finamente canzonatrice, spesso allegrissima. “La poésie et la philosophie donnaient un grand charme à ses paroles„ ella aggiungeva.
Il Mamiani, dai capelli ricciuti e baffetti sottili, con l'abito stretto alla vita e coi calzoni attillati (secondo la moda del tempo) era diventato il deus loci del salotto della Ancelot; la quale ne teneva religiosamente il ritratto appeso a una parete; e lo additava a tutti, dicendo: “Voilà mon doux Mamianì!„[84]
Era romanziera e fecondissima commediografa Virginia Ancelot, moglie di monsieur Ancelot, poeta, tragedo. Abitava nell'Hôtel de la Rochefoucauld, dove riceveva a braccia aperte i più illustri personaggi. Ed era anche pittrice. Un suo quadro mostra il suo salotto dagli ampii usci spalancati, con un gruppo caratteristico: lei, regina, scollata, — Victor Hugo giovane, vicino alla moglie, — e il poeta Parseval de Grandmaison, che declama de' versi. Questo vate da salotto era autore del poema epico Philippe Auguste, un immortale dell'Accademia, come monsieur Ancelot.... Poveri immortali.... morti!... In quella casa, aveva abitato un giorno lo scettico duca de la Rochefoucauld, autore delle Maximes et réflexions morales; Madame de Sévigné, ciarliera e arguta, vi era passata; i grandi scrittori del regno di Luigi XIV vi erano stati ricevuti con tutti gli onori delle armi.
Non contenta d'averlo ritratto col pennello, il suo celebre salotto (che gareggiava con quello della Récamier), Madame Ancelot lo ritrasse anche colla penna: Un salon de Paris 1824-1864; e vi appose un motto poco lusinghiero, veramente, pe' suoi bravi ospiti: “Et in Arcadia ego!„ Il dolce e gelido Alfredo de Vigny, la “casta diva„ della lirica; — Emilio Deschamps, che si sforzava a tradurre in francese la Divina Commedia; — Sofia Gay, romanziera, vociferante come una trecca, sprizzante veleno da tutt'i pori, maledica verso tutti; — sua figlia Delfina, che diventò Madame Emilio Girardin, dai begli occhi azzurri, dal naso aquilino, dalle labbra sottili, dal mento duro; — e tutte, o quasi tutte, le stelle di prima, seconda, terza grandezza passarono nel salotto Ancelot; quante stelle in quarant'anni!... Un firmamento! — Vi andò, qualche volta, anche la principessa Belgiojoso. Vi andò per la segreta antipatia che la padrona di casa nutriva per le due muse Gay, madre e figlia?... Un profugo veneto, Antonio Caccianiga, lo descrisse così:
“Madama Ancelot riceveva una sera per settimana una società composta di accademici colleghi del marito, di letterati amici di lei, e di contesse del sobborgo di San Germano che amavano le belle lettere e gl'inni dei poeti. Ce n'erano di belle e di brutte, e chiedevano sovente un'ode, una canzone, una ballata pel pianoforte o per l'album. I Francesi, così compiacenti in simili cose, le contentavano tutte. Ignoro i loro componimenti, ma me li immagino; per le belle, avranno cantato qualche variazione della solita romanza: — Je pense à toi — e per le brutte? — Je pense à moi!„[85]
Oh i due deliziosi acquerelli-caricature del Gavarni: Elle va chanter! e Elle a chantè!...[86]