Sul tardi, quelle pareti in mezzo a profondo, sacro silenzio, risuonavano alle cadenze (poco piacevoli per noi italiani) di declamazioni di poesie francesi. Talvolta, le poesie eran così vivaci, che tutti si addormentavano....

Madame Ancelot aveva conosciuta la Belgiojoso intorno al 1832, in casa del pittore Gérard: e l'incontrò poi in parecchi salotti parigini. “Elle ne m'attirait pas; elle m'étonnait.„ L'effetto che la strana apparizione faceva in quasi tutti.... E racconta questo aneddoto pittoresco:

“Mi ricordo d'una sera in casa del nostro illustre Berryer; — quell'Arturo Berryer oratore principe, del quale abbiamo le postume Œuvres parlementaires. Vi si eseguiva della musica; e Adolfo Nourrit (il famoso tenore di Montpellier che, avvilito pei cessati trionfi, si uccise poi sotto il cielo ridente di Napoli, e per il quale Rossini avea scritta la parte d'Arnoldo nel Guglielmo Tell), cantava là, per l'ultima volta. Quella sera, egli aveva ceduto ad una preghiera, alla quale non si può resistere; ma ciò che v'era di triste nel fondo del suo cuore traspariva, contro ogni suo sforzo, nelle inflessioni della voce e imprimeva una specie d'emozione alla società che sapeva de' suoi crucci e della sua partenza. Verso mezzanotte, mentre egli cantava e teneva l'uditorio sotto l'impero della sua simpatica malinconia, apparve, sulla soglia del salotto, la principessa Belgiojoso, ancora in lutto di sua madre. Ella portava una veste di seta bianca, ornata di jais neri. Il suo pallore sepolcrale, il suo abbigliamento funereo, i suoi grandi occhi neri brillanti, la sua persona alta e magra, tutto concorreva per darle l'aspetto d'un'apparizione d'oltre tomba. Ella rimaneva là, sulla soglia, ferma, immobile, come una statua di marmo. Arturo Berryer stava per andarle incontro; ma ella, d'un gesto imperioso, gli fe' cenno di non turbare il canto. Ella restò così, là, pallidissima, senza movimenti, e così esile che pareva impalpabile.„[87]

La marchesa Vittoria Gherardini (che avea sposato in prime nozze un Trivulzio padre di Cristina e in seconde il marchese Visconti d'Aragona coinvolto quale carbonaro nei processi del '21 a Milano) era morta, infatti, a Parigi; e la principessa ne fece trasportare la salma nei sepolcri gentilizii ad Àffori presso Milano, come la madre cara le avea raccomandato sul letto di morte. La bella e animosa marchesa Vittoria fu l'ultima dei feudatarii di Àffori.


Ed ora un'altra scena: una scena di donne, degna di Carlo Goldoni e del Molière.

Elisa, la viril sorella di Napoleone I, che voleva tutto e diventar tutto, volle essere anche presidentessa d'un'effimera accademia di donne, sotto il primo Impero: e Madame Jules de Castellane non accontentandosi della notorietà acquistata a Parigi col suo teatrino in casa e co' suoi cavalli alle corse, vagheggiava anch'essa, al pari d'Elisa, un'Accademia femminile di quaranta donne immortali, con sedute solenni, con ricevimenti ufficiali, coi discorsi; una copia, insomma, dell'Accademia francese. Ma poichè possedeva almeno il buon senso di comprendere di non essere abbastanza capace per fondarla lei, l'accademia, ne affidò l'incarico alla ispiratrice sua segreta, Virginia Ancelot. Madame de Castellane non pretendeva neppure al campanello di presidentessa: voleva affidarlo alla celebre mano che avea donato alla Francia i più appassionati romanzi: Giorgio Sand. Ma una furiosa avversaria scattò subito contro tale illustre candidatura; una giornalista, romanziera, commediografa, che non si reputava inferiore per nulla all'autrice di Lelia. Era Madame de Girardin. Chi avrebbe potuto resisterle?... Ell'era inebbriata dell'incenso che scrittori e artisti le prodigavano per ingraziarsi il marito di lei, il temuto Emilio de Girardin, padrone della pubblica opinione, coi prepotenti sommesso, coi deboli prepotente.

Non ostante il potere d'Emilio (era figlio naturale del generale Alessandro conte di Girardin) quella signora non veniva ammessa negli aristocratici salotti del faubourg Saint-Germain; ma ella sperava di debellarne le sdegnose ritrosie una volta che, divenuta presidentessa e regina d'un'Accademia di donne immortali, avrebbe potuto invogliare del nuovo, alto consesso le marchese e le duchesse più o meno intinte di letteratura; queste non avrebbero respinte allora le sue visite; e le avrebbero (così sperava.) aperto l'Olimpo del blasone, in compenso dell'Olimpo della penna.

Scoppiò il conflitto. Gli animi più o meno letterarii s'appassionarono. Gli uni, con Madame Ancelot, sostenevano la candidatura della Sand; gli altri, con Madame de Girardin, sostenevano la candidatura.... di Madame de Girardin. Ma la Sand, non ostante il suo coraggio in tante, anzi in troppe cose, non si sentiva d'accettare. Non voleva accettare neppure Madame Charles Reybaud, romanziera assai stimata, timida signora, E allora gli sguardi si rivolsero sulla grande patriota italiana, che in quell'anno (era il 1843) attirava più che mai l'attenzione di tutta Parigi: la principessa Cristina Belgiojoso.

“On dut donc (dice Une vieille Saint-Simonienne nella Revue des Revues di Parigi)[88] on dut donc se rejeter sur la princesse de Belgiojoso, quoique non française. C'était une femme d'une grande allure patricienne, amie passionnée de G. Sand. Furibonde zélatrice de la cause républicaine, elle aidait généreusement de sa bourse tous les conspirateurs politiques, italiens ou polonais, réfugiés en France. M.me de Belgiojoso eut été, certes, pour l'académie des femmes, une présidente hors ligne: elle était belle, d'une beauté tragique, impressionnante: grande était son intelligence.„