Ah, no! Non bisognava conoscere la principessa per supporre ch'ella potesse atterrirsi. Anche allora, ella avrà fatto il suo solito gesto di sprezzante indifferenza, sollevando il mento, senza pronunciare neppure una sillaba. Su quella statua di marmo le raffiche non lasciavano solco. La Belgiojoso ricusò il proprio concorso all'Accademia Castellane, perchè le vere regine della letteratura si erano, nel frattempo, ritirate, lasciando il posto a quaranta poetesse e giornaliste di scarsa fama; e una principessa Belgiojoso non poteva, non voleva, in una Parigi, offrire lo spettacolo di regnare sopra un asilo di scrivanelle mediocri. L'Accademia s'aperse, ma senza Giorgio Sand, senza Cristina Belgiojoso, e non ebbe importanza. Una sola seduta fu memorabile: il ricevimento d'una celebre viaggiatrice inglese, mistress Trollope, reduce da una traversata del deserto.
Virginia Ancelot contava allora mezzo secolo; ma, più di lei, la contessa Merlin (per dirla con Shakespeare) era scesa nella valle degli anni. Al pari della Girardin, la Merlin era gelosissima del fascino che la gran dama italiana irradiava, e del gran posto che teneva nella metropoli del mondo.
La Merlin era nata Maria de las Mercedes de Jaruco. Avea visto la luce sotto l'azzurro cielo di quell'Avana da lei descritta nel libro Havana, lettres et voyages. Suo padre era il conte de Jaruco, ispettore generale delle truppe spagnuole a Cuba, e illustre negriero. Ell'avea ammaliato della sua grazia il valoroso generale Cristoforo Merlin, che la sposò, e la portò a brillare a Parigi, dove ben presto ella seppe circondarsi di sapienti, di letterati, di poeti, d'artisti, d'uomini di spirito e anche di donne di spirito e belle. Nel salotto della Merlin, gli artisti italiani, le melodie italiane primeggiavano. Gioachino Rossini si metteva al pianoforte; il grosso e mordace napoletano Luigi Lablache, dalla bella testa nera, mirabile nel genere buffo e nel serio, maestro di canto della regina Vittoria d'Inghilterra, apriva la bocca alle barzellette e alle delizie canore. Il cagliaritano marchese de Candia, che, lasciata la sciabola di brillante ufficiale sardo, era salito (come dicemmo) sulle scene col classico nome di Mario, avvolgendo nel dolce fiume della voce sua le anime rapite, non si facea pregar tanto a cantare, come un altro celebre artista italiano che frequentava pure il salotto: il bergamasco Rubini. Questi sapeva bene d'essere il tenore più famoso e più ricco del secolo XIX. Ma presentiva egli d'essere nominato.... colonnello dello czar, come avvenne?... Nel salotto Merlin, il Rubini risparmiava i celestiali vocalizzi; non così la buona Fanny Persiani, non così la Grisi, che, intanto, era divenuta moglie di Mario.
Tutta una costellazione musicale, nel salotto della contessa Merlin, s'aggruppava intorno al dio Rossini, a monsieur Rossiní, e vi diffondeva, con lui, i raggi del genio italiano. Ma nel salotto della Merlin non solo si eseguivano le belle arie delle opere italiane, dominatrici allora nel mondo; vi si recitava, si rappresentavano sciarade in azione, con bizzarri, pittoreschi costumi; e s'improvvisavano burle, con quella gajezza che prorompeva dai cuori e che adesso, nel tormento del sottilizzar tutto e nell'ansia del domani, non sappiamo trovar più.
Fu per quella società che Alfredo de Musset compose i suoi “proverbii„, narra la contessa de Bassanville ne' Salons d'autrefois.[92] E là apparve la gloriosa rivale della nostra Adelaide Ristori, la Rachel, che recitava favole del La Fontaine. E là, madame de Gernandes, sì celebre per il suo spirito, sfavillava. Là, infine (che bella cosa!), nessuno poteva discorrere di politica, pena il bando dal salotto.
Fra le altre piacevolezze, gli ospiti si battezzavano a perfetta vicenda con soprannomi più e meno arguti. Alfredo de Musset veniva chiamato le prince tout à toutes; la Belgiojoso (sognante, allora, la repubblica) Citoyenne Couperet; e la duchessa de Plaisance, sì bionda, sì elegante, sì profumata, e che per le sue ardite avventure col principe Emilio Belgiojoso, doveva riempire ben presto tutta Parigi di clamor scandaloso, veniva detta Princesse Pompon de Falbalas. Più avanti, racconteremo le sue avventure.... Intanto, dobbiamo fermarci su un piccante particolare.
La duchessa de Plaisance cercava di lottare colla principessa Belgiojoso: anch'essa ne era gelosa. Un giorno, queste due illustri rivali discorrevano insieme del salon della Merlin. Tutto vi è rappresentato, diceva l'una: le lettere, la musica, la poesia....
— La beautè, par Mademoiselle de Saint-Aldegonde; l'esprit par Madame de Balby.... — soggiunse vivamente la duchessa de Plaisance.
— Et vous, madame, que representez-vous?... — le domandò ironica la Belgiojoso.