Nel 1852, comparve a Parigi un romanzo che dipingeva la società parigina corrotta. Sollevò scandalo; tutti lo lessero. La principessa Belgiojoso si divertiva a svelare i nomi veri che si nascondevano sotto i nomi inventati. Il romanzo si chiamava Un caprice de grande dame; l'azione si svolgeva fra il 1842 e il 1845 a Parigi: n'era autore “le marquis De Foudras„. In esso, una splendida civetta, madame de Montgazon (una dama spagnuola) faceva bel contrasto con una cortigiana titolata, la marchesa di Lydonne, la quale era poi una marchesa vera: de Contard. E un vecchio egoista spiccava accanto a un briccone di spirito, sotto il cui nome di Fortunio tutti leggevano il nome d'un napoletano di spirito sfavillante e diabolico, il quale, a Parigi, teneva col veneziano Scudo il regno della critica musicale: Pier Angelo Fiorentino, morto poi nella stessa Parigi nel 1864.
Ma un altro scandalo più grave, e per una passione sincera, ineluttabile, non per un altro caprice de grande dame, si sollevò a Parigi in quel tempo.
Una mattina, si sparse nell'alta società e nella Corte, la novella che la duchessa de Plaisance era fuggita da Parigi col principe Emilio Belgiojoso. La famiglia della duchessa, immersa nel dolore, vestì il lutto.
La nuova Bianca Cappello parigina era Anna Maria Berthier, principessa di Wagram, moglie del duca de Plaisance; titolo che Napoleone I (prendendolo da un piccolo villaggio dei Pirenei) avea dato all'arcitesoriere suo, Lebrun. Ell'era figlia d'un terribil, feroce soldato: del maresciallo Alessandro Berthier, nativo di Versailles, che nelle sanguinose battaglie napoleoniche, a Marengo, ad Austerlitz, a Jena, a Wagram, primeggiò come capo dello Stato maggiore. La madre di lei era pure un alto personaggio: era quella figlia del duca di Birkenfeld, che il Bonaparte avea data in moglie al suo diletto Berthier, qual novello segno d'onore: al maresciallo Berthier, che avea per intima amica una contessa Visconti-Almi, vissuta a lungo a Parigi. Per le parentele, la duchessa de Plaisance era congiunta colla casa di Wittersbach e con altre teste coronate. Il maresciallo Berthier si uccise nel 1º luglio del 1815 precipitandosi da un balcone, e lasciò una bambina, Anna Maria.... la fuggitiva!
I due fuggiaschi non si preoccuparono dello scandalo enorme sollevato; la duchessa de Plaisance, non pensò che abbandonava una tenera figlia, la quale avrebbe pianto lacrime amare; non si preoccupò alla notizia che il marito l'aveva dichiarata al mondo come morta e che il lutto, ordinato per un anno, era persino portato dagli staffieri nella livrea e dai cavalli nelle gualdrappe.
Il duca de Plaisance era un perfetto gentiluomo; era buono; non meritava quel dolore. Il solo fratello della Plaisance cercava di scusarla, egli che l'aveva amata sin dall'infanzia. La duchessa era alta, bionda, formosa, imperiosa, dal volto affocato, come se il sangue le fluttuasse indomito sulle guancie. Chiari gli occhi, piccoli il naso e la bocca, e niveo il collo. Il profilo era quello d'un cammeo; ma non d'un cammeo d'artefice squisitissimo. Quando andava in carrozza, levava il capo con un gesto risoluto: pareva che sfidasse il destino. Quando cavalcava, parea l'arcangelo delle battaglie.
I due fuggitivi ripararono in Italia, nei silenzii della fosca, antica Villa Pliniana, sul lago di Como; villa che il Belgiojoso possedeva. Il principe Emilio condusse là l'idolo suo; là, in quel recesso solenne e solitario, all'ombra dell'alta montagna che sovrasta la villa e che l'accoglie a' suoi piedi, su un aspro scoglio, in un seno austero, e, di notte, pauroso. Entro quelle sale folte di ombra, che sembran mute camere funerarie d'un castello di sovrani spariti; fra quegli alberi secolari, sibilanti ai gelidi soffii e su le cui fronde il sole cala a stento un raggio sottile, impallidito; fra quei sepolcrali, alti cipressi, al fragore monotono di acque cadenti dall'alto, ermo dirupo, — fra memorie immani d'agguati e di sangue; — là, in quella villa grandiosa dall'atrio dorico, e funerea come una casa di fantasmi, il principe Emilio condusse la lieta, bionda duchessa de Plaisance; e là i due amanti vissero, volontarii prigionieri, chiusi, soli, soli, con qualche servo, per otto anni; e in quell'asilo, anco tra le nevi dell'inverno e all'infuriar delle procelle in mezzo a una desolazione d'ombre e di spume iraconde e di flutti lividi, i baci d'amore bastavano; e in profondo, immenso oblio era sepolta per quelle anime beate la vita degli altri, la vita del mondo. Pochissimi, intimi amici li visitavano.