Larga e monumentale è la mole della Villa Pliniana, che prese il nome da Plinio perchè Plinio il Giovane descrisse in una lettera a Licinio una sorgente che vi cresce e decresce a guisa del mare; eterna sorgente della cui mistica vita molti esplorarono il segreto; simbolo delle vicende umane. Il conte Anguissòla (che col Gonfalonieri, col Pallavicino e col Landi avea assassinato nel 1547 il ribaldo Pier Luigi Farnese, duca di Piacenza e di Parma) temendo vendette ivi riparò, e fe' costruire addosso alla montagna protettrice, la villa; — e questa, che aveva accolto il fuggiasco del delitto co' suoi turbamenti, doveva, quasi tre secoli più tardi, accogliere i fuggiaschi dell'amore. Nella Villa Pliniana, due sicarii incappucciati da frati, penetrarono un giorno per insidiare cogli stili, celati sotto le tonache, la vita dell'Anguissòla e per vendicare il Farnese; — là, una notte, Napoleone Bonaparte riposò, sognando forse nuove vittorie; ma nella stessa dimora ben altri sogni allietavano il principe Belgiojoso e Anna Maria, alta, bionda, dal bel corpo adorato!...
Come mai passavano i lunghi giorni nella reclusione?... Doveva essere un'estasi, un mutuo incantamento, che solo la passione, un'invincibile passione, in tutti e due, poteva spiegare. Aveano abbandonati i viaggi, i teatri, i conviti, le danze, le mille leggiadrie, le mille feste della grande metropoli, della città più mondanamente seduttrice della terra per un eremo come quello.
Al rimbombo del torrente precipitantesi a picco dal monte, confondeasi il canto soave del principe, i suoni del cembalo d'Anna Maria. Ed erano talora risate di gioja, che si perdeano nei chioschi segreti dei boschetti, fra le edere, tenaci come passioni. E quali veglie nelle notti piovose d'autunno!... Nessun astro in cielo; e monti neri, acqua nera; e i cipressi, nella languida pace dell'alba, disegnantisi appena con tremolii lenti nelle cime.... Par che, all'alba, la mano d'una fata, ardente d'amore, passi tra le chiome di foglie, destandone brividi di voluttà. Sulla ringhiera marmorea, le ultime rose grondanti rugiada si rialzano superbe alla luce; bellezze lagrimose ed altiere che domandano a Dio un conforto. E, sbattendo sugli scogli, l'onde dalle lunghe striscio violacee, assaltano avide gli scogli e ricadono con un singhiozzo.... Ma che importa tutto questo a due cuori amanti?
La duchessa de Plaisance, la principessa di Wagram, s'abbandonava talora a scherzi infantili col principe: e un giorno, remando con lui sul lago, ella gli disse: “una capanna, il tuo cuore.... e un buon cuoco.„
Nei pomeriggi d'estate, sulla balaustrata della loggia alta e severa, comparivano ritte due figure ravvolte in un lenzuolo, che molti, sul lago di Como, ricordano ancora. Erano il principe e la duchessa. E stavano lì, ritti, qualche tempo, sembrando due statue. D'un tratto, i due amanti spiccavano insieme un salto da quell'altezza e piombavano nel lago, che ivi è profondissimo; e beatamente nuotavano.
Ma un giorno, comparve alla Pliniana un fiero gentiluomo. Era un cospiratore milanese, un mazziniano, amico di Cristina Belgiojoso, ma non certo inviato da questa principessa, chè mai ell'avrebbe voluto abbassarsi per venire a patti o catechizzare una rivale!... Egli era pure amico e concittadino del principe Emilio; era stato attivo cospiratore con lui nella Giovine Italia; con lui aveva fondata a Parigi la “Cassa di soccorso per gli emigranti italiani„; con lui s'era trovato nelle belle audacie mazziniane, nei pericoli. Era il barone Carlo Bellerio.[94]
Il Bellerio voleva strapparlo da quella donna, fra le cui blandizie l'amico perdeva l'antico amor patriottico, del quale l'Italia aveva ancora bisogno. Il Bellerio soffriva nel veder sepolto negli ozii snervanti d'una villa un amatissimo amico, che, per il suo passato operoso, per il prestigio del gran nome e della personale seduzione, avrebbe dovuto agire ancor più, ora che altri passi sulla via della indipendenza restavano da compiere, gli ultimi forse, i decisivi!... Carlo Bellerio si presentava alla duchessa anche per preghiera della famiglia Belgiojoso, allo scopo di ricondurre l'ordine morale dove la passione l'avea bandito.
L'incontro del barone Bellerio colla duchessa de Plaisance alla Pliniana fu uno de' più caratteristici: una scena. Qua, un cospiratore dagli occhi fulgentissimi, leale, impavido, che vuol distruggere a ogni costo la rete avvolgente la vita d'un patriota, d'un gentiluomo, d'un amico; là, una gran dama ch'era precipitata nello scandalo, disprezzando il disprezzo di mille.
Il Bellerio le parlava vibrato, commosso; ella ascoltava con blanda rassegnazione.