Il principe Emilio ne sofferse come della più acerba ferita. Che avrebbero detto a Parigi e a Milano di quell'umiliazione a cui una donna lo avea piegato?... Quanti ne avrebbero riso!... E che strazio essere abbandonato da una creatura divinamente bella, lungamente amata, e adorata ancora!...

Il principe Emilio non fuggi; rimase qualche tempo nella Pliniana, solo, triste, cercando di sviare i tormentosi pensieri coll'abbellire i giardini, col renderli, col suo buon gusto d'artista, più ameni di piante e di fiori. Della duchessa mai parlava; soltanto ad un amico, che andò un giorno a trovarlo, egli manifestò per lei quel disprezzo con cui Alfredo de Musset nella Confession d'un enfant du siècle parla di certi abbandoni d'amanti....

E la duchessa brillava intanto più che mai. Uccello.... non del paradiso, fuggito dalla gabbia, saltava spensierato di gioja in gioja. Aveva coperto i balconi e i muri della sua villa di Moltrasio di piante verdi rampicanti; una graziosa novità, allora, per il lago. E, a Milano, abitava nel palazzo Poldi-Pezzoli, dove riceveva soltanto giovani signori coi quali teneva discorsi d'una libertà da etèra. Nel palco numero 4 della seconda fila a sinistra del teatro alla Scala, la duchessa sfoggiava le sue rosee bellezze in modo che pareva immersa in una vasca da bagno....

La duchessa de Plaisance s'infiammò poi, a Milano, per Cesare Stampa marchese di Soncino, nervoso, bruno, fierissimo, di carattere violento, tipo del gran signore. Perchè patriota risoluto, il conte Spaur, governatore di Milano, lo avea, nel 12 gennajo del 1848, sfrattato d'improvviso dalla città e fatto condurre a Lubiana in esilio; ma egli ritornò in patria, a muover le mani sui padroni stranieri!...

Sprecando egli in cavalli superbi e in altri lussi, ingenti somme colla duchessa de Plaisance, uno zio gl'intimò di lasciare quella dama, altrimenti lo avrebbe diseredato. E fu la duchessa, lei, che pregò il marchese Cesare di abbandonarla!... Egli non voleva: non voleva, immaginando un rivale, una sostituzione; e la minacciò.... Ma ella oppose alle furie il suo tranquillo sorriso: lo disarmò, e si fece ascoltare. Così, colei stessa che jeri abbandonava l'amico venutole a fastidio, oggi si faceva abbandonare dall'amico che amava. Poichè ella lo amava, il Soncino! E appunto per questo volle salvarlo.

Principe Emilio Belgiojoso
(dal ritratto a olio eseguito da Francesco Bouchat intorno il 1840 a Parigi, ora posseduto dal Principe Emilio Barbiano di Belgiojoso d'Este a Milano).

Dal conflitto penoso, ella uscì abbattuta. Il suo volto era più affocato: girava gli occhi come una pazza.... Implorò un alto conforto; si ricordò della obliata fede materna; e pregò.